Vaccino Pfizer e Moderna, Viola su seconda dose ritardata: «Azzardato per due motivi»

La professoressa Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, ne ha parlato in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano

La professoressa Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano (edizione dell’8 maggio 2021) si è espressa su diversi temi.

In un passaggio, in particolare, si è soffermato su quali potrebbero essere i rischi della scelta di ampliare il periodo che intercorre tra la prima e la seconda dose dei vaccini a mRna Pfizer e Moderna.

Un orizzonte indicato in una circolare del Ministero della Salute e il cui contenuto ha avuto diffusione sui maggiori organi di stampa.

Pfizer e Moderna: prima indicazione dosi distanziate di 21 giorni

Per capire a cosa si fa riferimento è meglio chiarire alcuni punti. I vaccini Pfizer-BionTech e Moderna per completare l’immunizzazione di un soggetto necessitano di due inoculazioni.

La prima indicazione ufficiale parlava di tre o quattro settimane tra le due somministrazioni. Le nuove raccomandazioni (arrivate dal Ministero della Salute) segnalano la possibilità di allungare fino a sei settimane (42 giorni) tra le due dosi.

Perché? I motivi sarebbe essenzialmente due:

  • già con una dose si è protetti dalle forme gravi nell’80% dei casi
  • la macchina della vaccinazione riuscirebbe ad andare a raggiungere con una prima inoculazione più soggetti

Seconda dose ritardata, una scelta vista ad esempio in Gran Bretagna

Il principio potrebbe essere semplificato così: dare un po’ di immunità a tutti (in realtà si parla di 80%), permetterebbe di migliorare la situazione epidemiologica e di non correre il rischio che siano di più i soggetti potenzialmente fragili sprovvisti di copertura.

Per certi versi si tratta di una scelta analoga a quella che venne fatta inizialmente dalla Gran Bretagna che, seppur con AstraZeneca, optò per assicurarsi di dare subito la protezione di una singola persona al maggior numero di persone possibili.

Quelli che, al momento, sono i risultati inglesi dal punto di vista epidemiologico sono sotto gli occhi di tutti e si caratterizzano per una fase acuta della pandemia che pare superata.

Ritardare seconda dose? Il parere dell’immunologa Viola

Al di là, però, di quelli che possono essere i numeri leggibili senza adeguate competenze, ci sono vari punti di vista scientifici sulla cosa. C’è, ad esempio, quello espresso a Il Fatto Quotidiano della professoressa Antonella Viola.

«È azzardato - ha detto in riferimento al distanziamento tra le dosi - per due motivi: la prima dose protegge la metà o poco più rispetto all’efficacia del vaccino; a livello di comunità, immunità parziale e alta circolazione del virus rendono possibile la generazione di nuove varianti».

E c’è un passaggio chiaro anche rispetto al modello britannico. «Gli inglesi - ha spiegato - hanno adottato questa strategia, è vero, ma con un lockdown durissimo, mentre noi adesso siamo anche in fase di riaperture».

Pazienti oncologici, la posizione di Cognetti (Presidente Foce)

E c’è una dichiarazione chiara da parte del professor Francesco Cognetti, direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma e Presidente FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi).

«I pazienti oncologici - si legge in un comunicato su foce.online - in trattamento attivo, in particolare, devono invece essere vaccinati con la seconda inoculazione entro 21 giorni».

«Le evidenze scientifiche - ha aggiunto - infatti dimostrano che questi cittadini estremamente vulnerabili hanno meno probabilità rispetto alle persone sane di sviluppare una risposta anticorpale dopo la prima dose del vaccino prodotto da Pfizer (BNT162b2) e dovrebbero avere la priorità della seconda dose entro tre settimane».