Autore: Davide Scorsese

Sanità - Coronavirus

Tagli alla sanità: ecco chi ha distrutto gli ospedali pubblici

I tagli alla sanità pubblica hanno falcidiato il paese nel giro di pochi anni, scopriamo come.

L’emergenza Covid ha messo in risalto diverse falle del paese, tra queste di sicuro i tagli alla sanità hanno giocato un brutto scherzo per l’aumento dei morti e la diminuzione del posti letto negli ospedali pubblici.

Fase 2: tempo di bilanci e ripristino dei tagli alla sanità

Si devono iniziare a fare i primi bilanci di questa Pandemia, con oltre 30.000 (ipotetici, i numeri potrebbero essere approssimativi e gonfiati dalla croce rossa) morti. Ora che si è nel pieno della Fase 2, con il suo carico di polemiche su restrizioni e multe, su incertezze e libertà soffocate. Il grosso del focolaio, come è noto è avvenuto nella Lombardia, la quale sta subendo un indagine e l’ira dei cittadini, per la gestione nelle RSA. Ma scopriamo quali sono stati i tagli alla sanità drastici che hanno penalizzato il paese, negli ultimi anni.

Tagli alla sanità, regione per regione

L’unica regione in positivo, che ha apportato migliorie sanitarie è la Valle d’Aosta con 29 posti letto in più. Il resto del paese è stato falcidiato con 20 mila posti letto in meno e 27 mila dipendenti in meno. La Lombardia ha eliminato dal 2012 al 2018 ben 1834 posti letto, mentre il Veneto 1332, quanto all’Emilia una riduzione di bel 2904 posti letto. Circa 600 posti letto in meno in Campania e 1051 posti tagliati in Calabria. Ecco, perché il rischio di poca capienza negli ospedali pubblici del nostro paese, in un periodo di Pandemia è divenuto fatale.