Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Il Covid-19 si è indebolito o no? Ecco la spiegazione degli esperti

L’ipotesi di una carica virale meno potente del Covid-19 sta suscitando molti dibattiti: ecco quello che pensano gli scienziati.

Il lockdown ha permesso dei buoni risultati dal punto di vista epidemiologico: i dati, per quanto riguarda il numero dei contagiati, sono sempre di meno e anche il numero di pazienti in terapia intensiva è diminuito notevolmente. Sicuramente questi numeri fanno ben sperare e rivestono anche una certa importanza, dato che da domani, 3 giugno, saranno consentiti anche gli spostamenti interregionali. Tuttavia, che cosa sappiamo realmente sul virus e sulla sua carica virale? Il virus si è indebolito?

Negli ultimi giorni scienziati ed esperti sul campo hanno partecipato ad un acceso dibattito che riguardava l’ipotesi di un indebolimento del virus e della sua carica virale. Ovviamente sono state spese soltanto delle ipotesi, tra l’altro smentite da alcuni. Si supponeva che il virus avesse subito una mutazione verso una forma meno aggressiva per cui riportava (sui soggetti infetti) degli effetti meno gravi e, soprattutto, con un rischio di fatalità minore.

È vero che i contagi si sono ridotti ed è anche vero che i pazienti ricoverati si stanno riducendo, ma ancora è troppo presto per dire che il virus è stato sconfitto. Chiariamo subito il punto, il virus c’è, con meno influenza, ma circola ancora. Quello che è stato detto da alcuni medici come, ad esempio, dal professor Zangrillo del San Raffaele di Milano è stato percepito in un modo sbagliato.

Covid-19, le teorie sulla mutazione meno aggressiva

Alberto Zangrillo, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, aveva affermato che il virus è clinicamente inesistente, il professore si riferita allo studio dei dati raccolti e sul fatto che i pazienti ricoverati in terapia intensiva o subintensiva sono pochissimi, praticamente nulli. In queste ultime settimane, nella Regione Lombardia, oltre al fatto che si sono registrati dei numeri bassi di contagi, negli ospedali sono arrivati dei pazienti che presentavano tutti dei sintomi più lievi.

A questo c’è una spiegazione logica: un microrganismo che entra nel corpo umano non cerca di portare al decesso «il suo serbatoio» bensì cerca un modo di adattarsi ad esso. Il suo intento, infatti, è quello di sopravvivere e di diffondersi in nuovi organismi. Per questo c’è una ragione: se il virus muta in una forma meno aggressiva, può vivere più a lungo, se il microrganismo uccide il suo ospite non avrebbe modo di potersi diffondere.

Ecco, dunque, l’ipotesi della mutazione della Sars-CoV-2 in una forma meno irruente che si sta diffondendo nelle ultime settimane. A sostenere la teoria di una carica virale meno potente è lo studio condotto nell’ospedale di San Raffaele di Milano, anche altri studiosi sono sostengono questa ipotesi. L’ospedale ha condotto uno studio su 200 pazienti infetti, esaminando la carica virale dei tamponi prelevati: quello che è emerso è che la carica virale presente nei pazienti esaminati nel mese di maggio era più debole rispetto a quella esaminata nei soggetti infetti nel mese di marzo.

Dunque sostanzialmente si può supporre che ci sia stato un indebolimento dell’agente patogeno: tuttavia, molti altri scienziati rimangono del parere che questi risultati siano dovuti a tutte le misure precauzionali, alle restrizioni e al cambiamento delle abitudini quotidiane che sono state adottate durante il lockdown. Possiamo solo sperare che l’ipotesi elaborata dal ’San Raffaele’ sia corretta e che non dobbiamo più temere gravi conseguenze da parte del virus ma allo stesso tempo non è ancora giunto il momento di abbassare la guardia anche perché non sappiamo con certezza se effettivamente la carica virale si sia indebolita o no. È chiaro dunque, che il virus non è assolutamente scomparso anzi dobbiamo ancora mantenerci cauti nel seguire le linee guida.