Autore: Elisabetta Elia

Donne - Social network - Facebook

19
Ott

Free bleeding: follia femminista o battaglia sensata?

La pratica del free bleeding, che consiste nel non usare tamponi, assorbenti o coppette mestruali durante il ciclo, si sta diffondendo: è una follia oppure ha un senso?

Free bleeding: cos’è? Da qualche tempo se ne sente parlare sui social e numerose donne sostengono questa causa. Letteralmente significa “sanguinamento libero” e, in sostanza, vuol dire niente più assorbenti, tamponi e coppette mestruali durante i giorni di ciclo.

A molti sembra un’assurdità, ma in realtà è una pratica che ha racimolato numerose seguaci nel tempo e che per molte è diventato un atto politico e di consapevolezza femminista, una vera e propria scelta di vita.

Le ragioni del free bleeding

L’idea del free bleeding nasce dal presupposto che il ciclo mestruale – fenomeno fisiologico naturale che ogni donna si trova a vivere – non debba più essere considerato un tabù, come succede ancora in molte società e anche nell’Occidente. Basti pensare al fatto che spesso ci si riferisce alle mestruazioni come “alle mie cose” o con tutta una serie di nomignoli.

A questo si aggiunge il fatto che ogni donna è costretta ad utilizzare tamponi o assorbenti che ancora sono tassati come beni di lusso e che rappresentano una spesa mensile consistente. In più, l’utilizzo di questi prodotti è spesso anti-ecologico e comporta danni all’ambiente, in quanto si tratta di materiali non riciclabili.

Per questo il free bleeding diventa, nel pensiero di chi lo sostiene, una pratica liberatoria: libera dal tabù mestruale (perché lo mostra al mondo come evento fisiologico completamente naturale) e libera da una sorta di schiavitù alquanto dannosa (quella di dipendere da ‘cose esterne’ costose come assorbenti, tamponi o coppette mestruali).

Come e quando è nato il free bleeding

Sebbene sia un fenomeno relativamente recente, già durante gli anni Settanta vi erano alcune donne che praticavano il free bleeding, soprattutto fra le hippie americane.

In realtà, la prima volta che ci si riferisce al free bleeding come ad una vera e propria pratica con questo nome è nel 2014, quando alcuni troll del forum 4chan lanciano questa pratica con un intento satirico nei confronti dei movimenti femministi.

Successivamente, però, la pratica è stata veramente adottata ed è stato attuato una specie di capovolgimento: dalla presa in giro di 4chan si è passati ad un consistente movimento che attua questa scelta con consapevolezza e autodeterminazione.

Nel 2015 la campagna per il free bleeding ha ottenuto maggiore visibilità grazie alla scelta di Kiran Gandhi, studentessa di Harvard, di correre alla maratona di Londra senza assorbenti o altro, nonostante avesse il ciclo. La perdita di sangue era evidente ed ha raggiunto il suo scopo: far parlare di questa pratica.

Adesso, mentre sui social gira l’hashtag #metoo contro la violenza sessuale, riprende la discussione sul free bleeding, che in molti considerano una follia. Ma è possibile guardare senza pregiudizi alle ragioni di questa battaglia? Qualcuno potrebbe trovarle sensate.