Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus - Giuseppe Conte

Dpcm fase 2 coronavirus, premier Conte nella bufera per i «congiunti»

Il termine ’congiunti’, usato dal premier Conte, ha sollevato un’ondata di polemiche per la sua poca chiarezza lessicale e giuridica.

È una vera e propria bufera politica quella scoppiata all’indomani della pubblicazione del nuovo decreto del Premier Conte nel quale gli italiani avevano riposto le loro speranze di ricongiungersi con i propri familiari.

Nell’articolo 1 del Dcpm, in vigore dal 4 maggio, si legge chiaramente che si ci potrà spostare per andare a trovare «i congiunti» purché si rispettino le regole di divieto di assembramento, quelle sul mantenimento delle distanze di sicurezza oltre ad indossare delle protezioni per le vie respiratorie.

Ma a scatenare le polemiche è stata proprio la parola «congiunti». La contesa viene subito placata, quando a Palazzo Chigi viene chiarito che il termine «congiunti» include «parenti, coniugi, affini, conviventi, fidanzati e tutti gli affetti stabili».

Polemiche sulla questione «congiunti», Renzi: «Lo stato non può decidere chi possiamo vedere»

Nell’attesa che il governo allontani dubbi e incertezze, migliaia di persone cercano su internet la parola «congiunti» per cercare di capire chi potranno rivedere durante la fase 2. Genitori, figli, fratelli, sorelle, nonni o cugini? Ma perché non amici, compagni, compagne e ogni genere di amore? Questa è stata la domanda che molti italiani si sono posti.

Mentre sui social gira ovunque «la questione congiunti», ad aprire un’ulteriore polemica è stato l’Arcigay. «Un intervento inaccettabile, il fatto che lo Stato non consideri ciò che non vede e non vuole riconoscere. Siamo sconcertati». Queste le parole pronunciate dal segretario generale dell’associazione, Gabriele Piazzoni.

Nel frattempo nel web si scatenano i meme e le prese in giro sulla questione degli affetti. Il capogruppo del Partito Democratico, Graziano Delrio rivela il suo stupore per un simile particolarismo: «Io avrei aperto anche ai fidanzati e a tutti coloro che hanno un vero moto d’affetto».

Domenica pomeriggio Conte aveva presentato il decreto a sindaci e presidenti di Regione, decreto in cui veniva incluso anche la «sezione» fidanzati. Ma, in seguito, il premier, in tv avrebbe nuovamente ristretto i parametri e il giorno dopo sarebbe scoppiata la polemica.

Finché ieri sera il Presidente del Consiglio ha precisato che la parola «congiunti» è un termine che può includere una fascia abbastanza ampia ma ciò non significa che sia permesso andare a casa degli amici o fare delle feste. Insomma non sono accettate aggregazioni per nessun motivo, ma un fraintendimento da parte dei cittadini potrebbe far scattare il caos e il via libera generale.

La senatrice democratica Monica Cirinnà si preoccupa anche per le coppie che non convivono e per quelli che vivono situazioni complicate con «famiglie non riconosciute». Matteo Renzi ha annunciato che giovedì, nell’aula del Senato, sfiderà il premier: «Abbiamo creato le unioni civili, crediamo nella libertà e non possiamo permettere che lo Stato possa limitare e decidere su chi possiamo vedere e chi no».

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Chi fa parte dei congiunti? La parola dell’avvocato Gassani

Sorgono anche dei dubbi nelle menti degli esperti: l’avvocato Gian Ettore Gassani sostiene che la definizione «congiunti» non è usata in nessuna legge, questo potrebbe far scattare il «liberi tutti». Il presidente dell’associazione matrimonialisti teme che dal 4 maggio «Tutta Italia uscirà di casa». Il termine «congiunti» non è presente nei codici italiani, il governo non ha specificato il grado di parentela né tanto meno se rientrano in tale specifica le coppie e i fidanzati.

Nel nostro codice civile vengono delineati i gradi di parentela dal primo in linea retta (che include genitori e figli) al secondo grado in linea retta (nonni e nipoti) fino al sesto grado, tra figli di due cugini, oltre il quale non si rientra più nel grado di parentela. Secondo l’avvocato nel termine non rientrano i fidanzati e le coppie non conviventi o non registrate. Il Codice civile in poche parole riporta la definizione di parenti e affini ma non di congiunti.