Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

25
Mag 2020

Covid-19, rischio seconda ondata epidemiologica, gli esperti: «risultati tra due settimane»

Troppi affollamenti davanti ai bar e ai locali, la preoccupazione degli esperti: «Si rischia una seconda ondata di contagi»

Durante il lockdown, per tutti, è stato un grande sacrificio rimanere a casa per un periodo di tempo medio lungo, cambiare le abitudini quotidiane, rinunciare agli amici e alle uscite. Con la Fase 2, qualcosa è permesso ma nei limiti: ci sono meno restrizioni ma ciò non significa che il virus non ci sia o che non si possa rischiare una seconda ondata di contagi.

Quelli che preoccupano maggiormente sono proprio i giovanissimi: troppe uscite, aperitivi con gli amici, affollamenti nelle piazze, nei bar, nei chioschi e nei locali delle città. Simili comportamenti potrebbero generare nuovi contagi facendo diffondere nuovamente l’epidemia. In questo caso si procederà con un ritorno alle restrizioni già nel prossimo mese di giugno. Anche secondo gli esperti del Comitato tecnico scientifico, questi comportamenti da parte dei ragazzi, potrebbero far risalire i contagi.

Non solo a Nord, ora anche al Sud, soprattutto nei lungomare, nelle zone balneari c’è il rischio di diffusione dell’epidemia. Il fatto che le regioni meridionali sono state risparmiate dalla prima ondata epidemiologica, dà una maggiore sicurezza che si traduce con spiagge affollate e movida. I tecnici, da qualche giorno, stanno già provvedendo a controllare i dati dall’inizio delle riaperture cioè dal 18 maggio. Gli esperti temono una seconda ondata e non esitano a comunicare la loro preoccupazione al governo.

Approfondisci anche: A causa della movida potrebbe slittare la riapertura dei confini regionali

Allarme movida, gli esperti pronti a richiudere le attività con provvedimenti differenziati per le aree più colpite

Al momento i dati epidemiologici, non preoccupano molto: finora i contagi hanno riportato numeri in calo. Ciò che preoccupa sono i comportamenti da parte dei ragazzi, molti dei quali stanno ignorando i regolamenti e i principi relativi alla Fase 2. Secondo il Comitato, i ’risultati’ di tali atteggiamenti li vedremo nel giro di un paio di settimane.

Si scoprirà se gli assembramenti, le mascherine abbassate o non indossate avranno influito su un aumento dei contagi. È chiaro che per il momento la curva dei contagi non può essere in salita o perlomeno non prima del mese di giugno, salvo che tali comportamenti abbiano generato nuovi contagi. Dunque prima di giugno non potremo avere delle certezze.

Tra l’altro c’è da aggiungere che proprio nel mese di giugno, a partire dal giorno 3, dovrebbero essere concessi gli spostamenti tra le regioni, ovviamente se i dati lo consentiranno, in caso contrario si procederà a bloccarne alcune. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ieri si è confrontato con Francesco Boccia, responsabile degli Affari regionali e tra mercoledì e venerdì valuterà meglio la situazione comunicando il suo verdetto al Consiglio dei ministri che, a sua volta, darà il via agli spostamenti.

«Il criterio per la riapertura sarà il numero dei contagi», ha riferito il ministro degli Affari regionali. Già sul primo provvedimento preso dal governo, di riaprire quasi tutte le attività il 18 maggio, il Comitato tecnico scientifico non si era mostrato molto a favore anche perché non hanno provveduto alla riapertura graduale come avevano consigliato. Sarà l’attesa a dirci se ci saranno nuovi contagi.

Durante l’ultima riunione del Cts, avvenuta lo scorso venerdì, si avvertiva la preoccupazione per gli atteggiamenti che stiamo osservando negli ultimi giorni: troppe persone che si aggregano davanti ai locali, a sorseggiare qualche drink, oppure a parlare senza alcun accorgimento per i divieti di assembramento o in merito al distanziamento. Se i numeri risaliranno si procederà alla chiusura ma stavolta non più con il lockdown valido per tutte le Regioni Italiane bensì con chiusure mirate soltanto nelle aree più colpite.