Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

25
Mag 2020

Coronavirus, tamponi insufficienti: ecco qual è il problema

I tamponi non bastano: macchinari a sistema chiuso o a sistema aperto?

Adesso che stiamo assistendo alla ripartenza e alle riaperture, è fondamentale cercare di seguire le linee guida, le regole di distanziamento ed evitare gli assembramenti. Come impedire il propagarsi di nuovi contagi? L’ideale sarebbe, innanzitutto, individuare i soggetti contagiati, isolarli e curarli. Ma per fare ciò sono necessari i tamponi, test da effettuare su un numero elevato di individui per verificare la presenza di Covid-19.

Il test si basa su un tampone fatto in uno dei condotti nasali e nella faringe. Il campione prelevato viene poi messo in una provetta ed inviato al laboratorio di microbiologia per essere esaminato. All’inizio dell’epidemia questi tamponi scarseggiavano, almeno fino al mese di aprile: adesso questo problema è meno rilevante ma sorgono altri nodi.

Oltre tre milioni di test sono stati effettuati nelle Regioni più colpite ma nonostante ciò, questi numeri non bastano ad avere un esatto tracciamento dei contagi. Per fare un esempio molte persone che sono state contagiate e teoricamente guarite stanno aspettando da più di un mese per fare un tampone allo scopo di avere un risultato definitivo che consentirà loro di ritornare al lavoro.

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Coronavirus e tamponi: test insufficienti in italia, il dilemma dei macchinari da utilizzare

Il problema è legato al funzionamento del processo di analisi, milioni di tamponi devono essere analizzati nei laboratori di microbiologia e di certo non è un’impresa semplice. Per realizzare un simile compito è necessario personale, un organizzazione che funzioni 24 ore al giorno e non solo, dei macchinari che processano i tamponi, ed è proprio qui che la procedura si blocca. I macchinari possono essere di due tipi: a sistema aperto o a sistema chiuso.

Quelli a sistema chiuso consentono di esaminare un maggiore numero di campioncini dando un unico esito. Questi macchinari sono completamente automatizzati e richiedono dunque, una bassa manualità. In un giorno possono esaminare fino a 1.000 tamponi se lavorano 24 ore su 24. L’unico neo è che, per esaminare i tamponi, questi tipi di macchine richiedono un reagente che deve necessariamente essere della stessa marca del macchinario.

I reagenti e i kit specifici per il Covid-19 sono diventati difficili da reperire soprattutto negli ultimi mesi, quando l’emergenza coronavirus è diventata un’emergenza a livello mondiale. La Cina è il primo produttore di tamponi, reagenti e componenti per le macchine. Sorge anche un altro problema, quello del prezzo: i reagenti, oltre che ad essere poco reperibili, comportano anche un certo costo.

Al giorno d’oggi l’ospedale di Niguarda a Milano riesce ad esaminare circa 1.600 tamponi al giorno, utilizzando sei macchine. L’ipotesi è quella di arrivare ed esaminare 5.000 campioni al giorno, infatti dovrebbero arrivare nuovi macchinari. Le macchine a sistema aperto invece funzionano con più componenti: l’estrattore e la pipettatrice che mette il contenuto del tampone a contatto con il reagente e l’amplificatore, che serve osservare la presenza del virus.

Il vantaggio è che su questi macchinari può essere utilizzato un reagente generico, facilmente reperibile, ma richiede una maggiore manualità. Si suppone che entro la stagione autunnale, quando è probabile che ci possa essere una seconda ondata epidemiologica, l’Italia possa disporre già di un sistema più efficiente per esaminare un maggior numero di tamponi al giorno. Senza tracciabilità dei soggetti infatti è più difficile fermare la diffusione dell’agente patogeno.