Zone gialle o chiusure per la variante Delta? Potrebbe dipendere dall’Inghilterra

Zone gialle o chiusure per la variante Delta? Potrebbe dipendere dall'Inghilterra

L’evoluzione della situazione in Inghilterra, con particolare riferimento alla pressione sui sistemi sanitari, potrebbe rappresentare la guida rispetto alle scelte future.

La situazione Covid in Italia potrebbe avere un andamento simile a quello verificatosi in altri paesi. La presenza della variante Delta, destinata a diventare prevalente, potrebbe generare effetti negativi sulla curva dei contagi per effetto della sua maggiore diffusibilità.

Variante Delta, Inghilterra situazione da seguire

E oggi sono tanti gli esperti che si aspettano una significativa crescita dei casi. Il dato di fatto è che, al momento, tutta l’Italia è in zona bianca. Qualora però si assistesse ad una crescita dei contagi, si potrebbe arrivare da violare i confini delle norme che portano in zona gialla, con tutte le limitazioni che ne potrebbero conseguire.

Tuttavia, non è da escludere che il metro di valutazione possa cambiare. Per provare a far luce sulla situazione può essere utille affidarsi alle parole degli esperti.

In un’intervista a Repubblica del 13 luglio ha parlato Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico. Il quadro delineato dallo scienziato è che oggi l’Italia può beneficiare della possibilità di vedere con anticipo ciò che potrà accadere sulla base di quella che potrà essere l’evoluzione delle cose in Inghilterra. «In un mese e mezzo - ha chiarito - arriveremo ai loro stessi numeri».

Con il vaccino il Covid fa meno paura

Le tante infezioni in Inghilterra non destano la stessa preoccupazione dei sei mesi fa, per un motivo semplice: c’è un ampia copertura vaccinale della popolazione, dunque gli ospedali non si riempiono. E neanche le terapie intensive e di conseguenza il numero dei morti è destinato ad essere lontano dai numeri drammatici dei mesi peggiori.

Non a caso oltre Manica si apre tutto, anche per effetto di uno stato avanzato della copertura vaccinale tra i cittadini. «Hanno declassato - ha spiegato Abrignani - la malattia che ora considerano come un’influenza. In Italia la patologia stagionale ogni anno provoca tra i 4 e gli 8 milioni di casi lievi e 4-10mila decessi di persone fragili».

L’Italia potrebbe stare, dunque, a guardare ciò che accade oltre Manica e valutare come comportarsi nel momento a fronte di decine di migliaia di contagi non dovesse corrispondere una crescente e preoccupante pressione sui sistemi sanitari. Nel frattempo occorrerà, evidentemente, continuare a vaccinare quante più persone possibili, per evitare che il virus riesca a penetrare in quelle fasce anagrafiche o categorie dove la mancata protezione rischia di essere un problema.

Nuove zone gialle? Le regole ci sono

«Se vediamo - ha spiegato Abrignani - che arrivano a 70 o 80 mila infezioni al giorno e non hanno un aumento importante di occupazione delle terapie intensive o di morti, la politica del nostro Paese deciderà cosa fare. Certo, per un’influenza l’Italia non è mai stata chiusa».

Parole che lasciano intendere come, da ora in avanti, compatibilmente con l’azione di varianti che restino controllabili dal vaccino a livello di sviluppo della patologia, è lecito immaginare che il numero dei contagi può diventare un parametro meno significativo o preoccupante di altri. Come, ad esempio, quelli relativi alla situazione delle strutture sanitarie e al loro livello di riempimento.

Questo potrebbe rendere necessario una variazione delle regole che, ad oggi, dicono che basta avere più di 50 contagi settimanali per 100.000 abitanti per finire nuovamente in zona gialla. Da parte di alcune regioni è già emersa l’intenzione di chiedere una revisione dei parametri per evitare che, con gli ospedali auspicabilmente vuoti, si vedano aumentare le restrizioni.