Zone gialle ad agosto, quali regioni rischiano?

I numeri dicono che c’è da prestare attenzione, sebbene tutte le regioni siano ancora in bianco

Il cambio dei parametri per definire le zone gialle ha cambiato gli scenari, ma non le prospettive. Una regione che presenta alti livelli di contagio ha un proporzionale rischio di vedere crescere l’allerta per la sua situazione epidemiologica.

Anche se l’incidenza non è più un parametro decisivo ai fini della collocazione, tenuto conto che da ora in avanti il nuovo sistema di catalogazione prevede di valutare i livelli di saturazione di ospedalizzazioni e terapie intensive e non il numero dei contagi, resta un campanello d’allarme importante.

Green Pass ma non solo, contro il Covid

Più contagi ci sono, più è probabile che si debba confrontare con un crescente numero di persone che sono costrette a ricorrere all’assistenza del servizio sanitario nazionale. Il discorso è quasi elementare: maggiormente il virus gira, più è possibile che vada a toccare sacche di popolazione ancora, per qualche motivo non vaccinate, e magari candidate a patire gli effetti del Covid nella sua sintomatologia severa.

E allora le strategie diventano due: una è l’estensione del Green Pass che generi situazioni epidemiologiche controllate in situazioni ritenute a rischio, l’altra sarà dettata dai numeri. Con l’auspicio che, ovviamente, ciò non accada, si inizia a vedere in lontananza il rischio che alcune regioni possano finire in giallo sulla base di quella che è la situazione ospedaliera.

Da zona bianca a zona gialla: ecco come avviene il cambio

Per passare dalla zona bianca alla zona gialla occorre:

  • avere più di 50 casi per 100.000 abitanti settimanali
  • avere percentuale di ricoverati al 15%
  • avere più di ricoveri in terapia intensiva.

Numeri solo apparentemente bassi, tenuto conto che si tratta di misure prudenziali che tengono conto di eventuali crescite esponenziali. L’auspicio è che naturalmente l’effetto della vaccinazione possa in qualche modo tornare a farsi sentire in maniera positiva, ma occorrerà che il numero dei 32 milioni di vaccinati possa crescere in maniera significativa per porre un freno deciso alla possibile criticità nelle strutture sanitarie.

Presto per parlare di rischio zona gialla?

Otto regioni hanno superato i 50 casi per 100.00 abitanti. Da Nord a Sud si tratta di: Veneto (81), Emilia Romagna (71,5), Liguria (53,6) Toscana (94,5), Umbria (81,6) Lazio (87,5), Sardegna (136,2), Sicilia (80,9). Ma è andando a monitorare la situazione delle strutture ospedaliere che si configurano gli eventuali rischi più tangibili.

Qui la Sicilia fa segnare l’8% dei ricoveri ordinari e il 4,7% in terapia intensiva. Rispettivamente 4,4% e 4,2% per la Sardegna e poi c’è il Lazio (4% in area meica, 3,7% in intensiva). La Calabria presenta un occupazione delle aree mediche del 6,6%, la Campania del 4,9%.

Le situazioni sono ancora così vicine dall’essere critiche, ma il rischio che i dati si impennino esiste. Un avanzamento considerevole della vaccinazione a livello collettivo potrebbe essere il migliore scenario per tenere la situazione sotto controllo. Leggi anche: Variante Delta Covid si diffonde come la varicella, perché vaccino resta fondamentale