Zona gialla: quali regioni rischiano e perché? Il punto

Il Covid fa meno paura grazie ai vaccini, ma le soglie prudenziali dei ricoveri in alcuni casi sono vicine al limite

Continuano ad essere migliaia le infezioni da Covid che, ogni giorno, vengono rivelati dal bollettino dei contagi. Un dato che non deve suscitare allarmismo per una serie di condizioni che oggi sono diverse rispetto a diversi mesi fa, ma che occorre comunque valutare con attenzione.

Da zona bianca a zona gialla, la possibilità c’è

La possibilità di finire in zona gialla per una regione è subordinata a parametri diversi da qualche settimana fa, ma la situazione che si sta venendo a creare segnala il rischio che presto nuovi territori possano vedersi collocati in una fascia cromatica di rischio diversa.

Oggi l’Italia è interamente in zona bianca. A turbare questo equilibrio che resiste dall’inizio dell’estate è stato il deciso aumento dei contagi che si è avuto nell’ultimo periodo.

Attenzione: l’effetto dei vaccini c’è e si vede nella grande limitazione dei ricoveri sul numero di infezioni rispetto al passato, ma esistono ugualmente soglie prudenziali che se raggiunte impongono di serrare la fila.

L’auspicio è che, ovviamente, l’avanzare della campagna vaccinale possa diventare una sorta di scacco matto alla pandemia, ma in attesa che si prosegua c’è da fare i conti con la necessità di monitorare alcuni dati.

Come si va in zona gialla ?

Quelli che, in questa fase, contano di più sono quelli relativi alle ospedalizzazioni. Per andare in zona gialla bisogna superare tre limiti: un’incidenza di oltre 50 casi settimanali per 100.000 abitanti, il 15% dell’occupazione dei letti in area medica destinata ai malati Covid ed il 10% di terapie intensive.

Le soglie potrebbero anche apparire basse, ma servono a tenere sotto controllo l’ipotetica crescita esponenziale delle problematiche e della diffusione del virus.

Proprio per l’effetto della vaccinazione l’incidenza conta adesso un po’ meno. Sono tante, infatti, le regioni che ad oggi fanno segnare il limite superato, ma spesso i soggetti immunizzati si infettano, restano asintomatici o paucisintomatici, non concorrendo ad acuire l’eventuale problema dell’alto numero di ospedalizzazioni e del rischio di saturazioni.

Zona gialla: Sicilia, Sardegna e Calabria, il punto

L’analisi dei dati di ciascuna Regione è affidata al monitoraggio della Cabina di Regia, a cui seguono le ordinanze del Ministero della Salute che vengono, se necessarie, emanate nella giornata di venerdì. Ed è per questo che, in questa fase, si segue con apprensione il destino di alcune regioni che potrebbero avere dati in grado di farli sconfinare dalla zona bianca a quella gialla.

In Sicilia, secondo i dati Agenas del 17 agosto, si ha il 17% di occupazione di posti letto ordinari per il Covid ed il 10% di terapie intensive. L’1 11% di terapie intensive risulta occupato in Sardegna, con il 9% di saturazione per i ricoveri Covid ordinari.

Numeri che, però, dovrebbero essere in miglioramento. Sempre sotto controllo resta, inoltre, una regione come la Calabria. Quest’ultima non ha valori epidemiologici particolarmente preoccupanti in senso assoluto, ma convive con una ricettività sanitaria fragile. Le terapie intensive sono al momento al 7% e al 14% i ricoveri ordinari. Dati, al momento, al di sotto delle soglie, ma che potrebbero essere peggiorati da trend che si auspica possano restare solo ipotetici.