Varianti coronavirus e vaccini, potrebbero volerci quattro mesi per adattarli

Varianti coronavirus e vaccini, potrebbero volerci quattro mesi per adattarli

Marco Cavaleri, responsabile vaccini e terapie anti-Covid dell’Ema, ha fatto il punto della situazione.

Varianti coronavirus e vaccino. Due temi che, se uniti, generano un po’ di ansia. L’idea che mutazioni sfavorevoli possano, in qualche modo, mettere in discussione l’efficacia della campagna vaccinale genera qualche timore.

Ma prima di darsi ai facili allarmismi è opportuno affidarsi alla scienza e trovare quelle risposte che possono offrire ottimismo per il futuro. E, al momento, arrivano rassicurazioni sul fatto che ci sia grande capacità di offrire contromisure adeguate a possibili scenari negativi.

Quali varianti coronavirus resistono al vaccino? Bassetti fa il punto

Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive del San Martino di Genova, ha fatto il punto della situazione relativamente alla questione varianti. Lo ha fatto ai microfoni de L’aria che tira, trasmissione di La7.

«La variante inglese - ha spiegato - sappiamo che è più diffusiva». Il dato che la contraddistingue, perciò, la più elevata contagiosità, «Ma - ha precisato l’infettivologo - non è assolutamente ancora provato che abbia una maggiore letalità». «I vaccini - ha aggiunto - che abbiamo attualmente disponibili sembrano coprire per questa variante».

«Lo stesso - ha precisato - non possiamo dire per la variante sudafricana e brasiliana che hanno soprattutto come caratteristica quella di poter reinfettare un soggetto già infettato precedentemente, anche in un periodo molto precoce».

«Ovvero - ha spiegato Bassetti - se noi sviluppiamo gli anticorpi naturali che noi abbiamo tipicamente dopo l’infezione, purtroppo nonostante questo potremmo reinfettarci. E quindi si presume che lo stesso avvenga per il vaccino».

In relazione al vaccino, Bassetti ha aggiunto: «È stato sviluppato sulle proteine Spike cinesi e questo in qualche modo questa è una Spike mutata. Potrebbe non funzionare».

Vaccino Covid: adattabili alle varianti

In sostanza il vaccino andrebbe tarato nuovamente. Tuttavia, il grande progresso scientifico e la creazione di vaccini a mRna consentirebbe uno sviluppo particolarmente veloce. Lo scorso dicembre, ad esempio, il fondatore di Biontech, Ugur Sahin aveva parlato di «sei settimane» per arrivare ad un adeguamento del vaccino.

La dichiarazione era arrivata in una conferenza stampa tenuta a Magonza. Tempi a cui, però, vanno verosimilmente aggiunti anche quelli per l’approvazione. Passaggio che, naturalmente, serve come garanzia sull’efficacia e la sicurezza.

Nell’edizione cartacea di Repubblica di martedì 9 febbraio risultano particolarmente significative delle dichiarazioni rese da Marco Cavaleri. Quest’ultimo è il responsabile vaccini e terapie anti Covid dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco che ha sede ad Amsterdam.

In una lunga intervista in cui ha approfondito diversi temi, ha sottolineato come il potere neutralizzante di tutti vaccini cala sui ceppi brasiliani e sudafricani. Tuttavia, stando a quanto rivelato dall’esperto, pur restando sufficiente in molti casi la protezione, le aziende si sono già attivate per avere una copertura migliore sulle varianti.

Il processo di eventuale approvazione dovrebbe essere, però, meno complesso. «Prevedremo - ha spiegato Cavaleri - piccoli studi clinici con alcune centinaia di partecipanti, per capire il livello di risposta immunitaria».

In sostanza non sarebbero necessarie le grandi sperimentazioni dei primi candidati, ma di test probabilmente più snelli e finalizzati a «misurare gli anticorpi neutralizzanti». «Ci vorrebbero - sottolineato - almeno 4 mesi. Il vaccini riadattato potrebbe essere usato come richiamo, con una sola dose». L’imperativo, ma anche il pensiero razionale, è perciò: fiducia nella scienza.