Varianti Covid, Palamara: «Virus non hanno interesse a diventare più patogeni o letali»

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha parlato la professoressa Anna Teresa Palamara, docente di Microbiologia della Sapienza di Roma

Le varianti Covid sono pericolose? È una domanda alla quale si deve rispondere affidandosi a pareri scientifici, senza dare adito ad allarmismo se ingiustificato. Il quesito ricorre ogni qualvolta si diffonde la notizia che è stato sequenziato un genoma virale che, per qualche motivo, desta qualche tipo di preoccupazione.

In generale quando si verifica una mutazione del virus le tre caratteristiche che la rendono più degna nota di altre sono essenzialmente tre:

  • la possibilità che siano caratterizzate da una più elevata diffusibilità,
  • l’ipotesi che determinino una malattia più severa,
  • l’eventuale resistenza al vaccino.

È bene precisare che non è detto che le nuove varianti abbiano tutte queste peculiarità o anche solo una di esse, anzi.

Quante varianti Covid ci sono? Tante

Quello che si è imparato in questi mesi è che l’emersione di ceppi del virus caratterizzati da una struttura diversa a quello che era il virus originaria era un processo prevedibile ed atteso. Qualche esperto ha sottolineato che ci siano centinaia o forse migliaia di nuove strutture.

Molte di queste non risultano di interesse scientifico poiché non snaturano, di fatto, quelli che sono i fattori caratterizzanti del virus e non mettono in discussione le contromisure che la scienza ha, fino ad ora, messo in campo.

Varianti Covid, cosa dice la scienza

Rispetto alla possibilità che l’azione delle varianti nei prossimi mesi possa dare “filo da torcere”, è stata interpellata la professoressa Anna Teresa Palamara, intervistata dal Corriere della Sera (edizione del 3 maggio 2021). Quest’ultima è docente di Microbiologia alla Sapienza di Roma e presidente del Collegio dei microbiologi

«Erano - ha detto in relazione alle varianti - attese. Il virus che si è diffuso in Europa lo scorso anno non era lo stesso di Wuhan. Nuove varianti continueranno a emergere ma non tutte saranno rilevanti ai fini della diffusione o della severità della malattia. Lo studio dei virus ci dice che non hanno interesse a diventare più patogeni e letali. Il loro scopo è sopravvivere il più a lungo possibile negli esseri viventi. Quindi a loro basta conservare la capacità di trasmettersi».

Variante indiana è stata l’ultima ad avere rilevanza mediatica

La professoressa ha inoltre definito «utopia» la possibilità di «impedire a un agente infettante di superare le frontiere» e rendere dunque impermeabile un territorio alla possibile proliferazione di una variante proveniente dall’estero.

Ha segnalato come si dovrebbe, invece, puntare su una certa tempestività nelle capacità di sequenziamento del genoma e sulla «segnalazione di nuove varianti, oltreché sugli interventi di tracciamento dei contatti».

Il vaccino resta lo strumento migliore per uscire da questa situazione

Il quadro delineato è perciò che non è affatto detto che le varianti una volta emerse rappresentino minacce, ma non è ammesso abbassare la guardia. Limitare i contagi e vaccinare il più possibile è ad oggi la strada da percorrere. «Meno il virus circola - ha precisato - la professoressa, meno gli daremo spazio per modificarsi».

Pur segnalando la necessità di responsabilità da parte dei cittadini e una situazione epidemiologica che impone di mantenere alta l’attenzione,, la professoressa ha chiarito come sulle riaperture «non si poteva rinviare ancora».