Variante inglese del Covid-19, cambiano anche i sintomi: ecco quali sono

Variante inglese del Covid-19, cambiano anche i sintomi: ecco quali sono

Con le varianti del Covid-19 cambiano anche i sintomi. Ecco quali sono quelli della variante inglese

Con le nuove mutazioni del Coronavirus, cambiano anche i sintomi. Non solo brividi, perdita di appetito, dolori muscolari e mal di testa, ma ci sono altri sintomi che possono farci capire di aver contratto il Sars-CoV-2.

Varianti del Covid-19: quali sono i sintomi

Conosciamo già i sintomi più comuni del Coronavirus, ma secondo alcuni studi, ce ne sono altri che dovrebbero allarmarci e sono legati alle nuove varianti, specialmente quella inglese.

I sintomi che già conosciamo sono perdita di appetito, brividi, mal di testa, dolori muscolari, perdita dell’olfatto e/o del gusto, febbre e tosse persistente. Il professor Paul Elliot, direttore del programma REACT all’Imperial, ha dichiarato che i nuovi risultati degli studi condotti recentemente, suggeriscono che molte persone positive al Covid-19 non vengono sottoposte a test perché i loro sintomi non corrispondono a quelli elencati nelle attuali linee guida sulla salute pubblica per aiutare ad identificare le persone infette.

Uno studio commissionato dal Department of Health and Social Care svolto in collaborazione con l’Imperial College Healthcare NHS Trust e Ipsos MORI, ha rivelato che ci sono alcune variazioni dei sintomi in base all’età. I brividi si potrebbero manifestare sempre, indipendentemente dall’età. Il mal di testa, al contrario, sembra manifestarsi nei più giovani con età compresa tra i 5 e i 17 anni.

Le persone con un’età compresa tra i 18 e i 54 anni, potrebbero accusare perdita di appetito, questo sintomo può manifestarsi in persone con un’età superiore anche ai 55 anni. I dolori muscolari compaiono soprattutto nelle persone tra i 18 e i 54 anni. I bambini che hanno contratto il Covid-19 ed hanno un’età compresa tra 5 e 17 anni, presentano meno probabilità di manifestare febbre, tosse persistente e perdita di appetito.

Paul Elliott ha sottolineato che vi è la necessità di avere criteri di verifica chiari e che l’inclusione di molti sintomi che si trovano comunemente in altre malattie come l’influenza stagionale, potrebbe rischiare che le persone si autoisolino inutilmente.

"Spero che i nostri risultati sui sintomi più informativi significano che il programma di test può trarre vantaggio dalle prove più aggiornate. E così si aiuta a identificare più persone infette”, ha aggiunto il direttore del programma presso l’Imperial.

Cosa dicono gli studi

La ricerca ha confermato che la presenza delle varianti ha apportato delle variazioni nella manifestazione dei sintomi. Secondo lo studio è emerso che c’è stato un aumento della percentuale delle persone risultate positive con tosse persistente. Diminuiscono invece i casi di perdita di olfatto. Per tali ragioni, l’esperto suggerisce di continuare a monitorare come il virus colpisce le persone in modo che i programmi di test soddisfino le mutevoli esigenze.

«Ci auguriamo che i nostri dati aiuterà a fornire indicazioni per il test e lo sviluppo di sistemi che potrebbero aiutare a identificare meglio le persone che dovrebbero fare un test Covid-19 in base ai loro sintomi».

Situazione Covid in Italia: il parere degli esperti

Le varianti del Coronavirus iniziano a preoccupare, sono stati individuati nuovi casi della variante inglese nel nostro Paese. Dopo i ministri Boccia e Speranza, anche le Regioni chiedono di prolungare la chiusura dei confini regionali fino al 5 marzo, ovvero il giorno in cui termina il Dpcm attualmente in vigore.

L’obiettivo è di mantenere l’equilibrio raggiunto grazie alle restrizioni adottate fino ad oggi. I governatori di Regione chiedono la riapertura delle palestre, dei teatri e dei cinema e c’è anche chi vorrebbe l’apertura serale dei ristoranti e i locali. Ma le varianti del Coronavirus spaventano l’Italia intera. In Umbria, Perugia e altri comuni sono in zona rossa. Ora è allarme anche in Lombardia. Dopo Walter Ricciardi, anche la Fondazione Gimbe ha espresso la sua preoccupazione. Secondo l’esperto, le varianti esploderanno a fine marzo.