Variante indiana, situazione in Inghilterra e efficacia vaccino, il punto della situazone

In Inghilterra si registra un peggioramento della situazione relativa ai contagi, ma i vaccini in doppia dose offrono protezione

La situazione Covid in Gran Bretagna viene data in peggioramento per effetto della variante indiana. Potrebbe apparire come una notizia sensazionale o come una notizia che, se isolata e decontestualizzata, può dare adito al consueto allarmismo. Occorre, invece, approfondire ciò che sta davvero succedendo e capire perché non bisogna farsi assalire da qualsiasi tipo di ingiustificato terrore, avendo però contezza di ciò che sta accadendo.

Variante Indiana in Gran Bretagna, il tweet di Burioni

Non resta, dunque, che affidarsi alla scienza per avere un quadro della situazione attendibile senza alimentare sentimenti che potrebbero non essere quelli corretti in relazione alla variante indiana del Covid in Inghilterra. Non un paese qualunque, se si considera il fatto che tra i paesi occidentali è stato tra i primi a raggiungere un livello di vaccini somministrati tale da vedere crollare la curva dei contagi e soprattutto le morti.

Ma come sta agendo la variante indiana? A dire che la situazione Covid in nel Regno Unito non è uno qualunque, ma il professor Roberto Burioni. «La situazione - ha scritto su Twitter - in UK sta peggiorando, a causa della variante indiana che si diffonde con particolare intensità tra non vaccinati e i vaccinati con una sola dose (pessima idea). Fortunatamente l’efficacia della vaccinazione completa (mRNA) sembra mantenuta».

Di questa esternazione vanno presi tutti i punti e non solo quelli che regalano titoli allarmistici. Sì, c’è un peggioramento raccontato dai numeri e la cui causa è riconducibile al ceppo indiano del virus, ma c’è anche dell’altro.

Variante indiana, i punti da avere ben chiari in relazione al vaccino

Il virologo ha specificato che la variante in questione si diffonde «con particolare intensità» tra coloro i quali hanno ricevuto una sola somministrazione del vaccino. Occorre, infatti, ricordare che per ottenere un immunizzazione completa è necessario ricevere entrambe le inoculazioni, considerato che quasi tutti i vaccini sono a doppia dose.

Tra le notazioni messe in evidenza dal pensiero di Burioni c’è il fatto che l’efficacia dei vaccini a mRna non parrebbe essere messa in discussione anche della variante indiana, a patto che sia stato completato il ciclo.

Variante indiana, cosa dice sul vaccino lo studio del Public Health of England

A ulteriore certificazione di ciò c’è anche uno studio del Pubblic Health of England pubblicato su gov.uk. L’approfondimento scientifico ha messo in evidenza come due dosi dei vaccini contro il Covid 19 continuano ad essere altamente efficaci contro la variante B.1.617.2, per la prima volta identificata in India.

Lo studio, condotto dal 5 aprile al 16 maggio, ha permesso di determinare il fatto che l’efficacia del vaccino contro l’infezione sintomatica determinata dalla variante indiana è simile a quella contro la B.1.1.7, la variante «inglese». Nello studio è stato anche spiegato come ci si aspetta di vedere livelli di efficacia «ancora più elevati contro una possibile necessità di ospedalizzazione e la morte».

Ciò che è emerso dall’indagine scientifica è che:

  • il vaccino Pfizer Biontech è stato efficace dell’88% contro l’infezione sintomatica della variante indiana, a fronte del 93% contro quella inglese.
  • due dosi di AstraZeneca hanno mostrato efficacia pari al 60% contro l’infezione sintomatica della variante indiana contro il 66% relativo al ceppo inglese del virus

«La differenza di efficacia - si legge - tra i vaccini dopo 2 dosi può essere spiegata dal fatto che l’inoculazione delle seconde dosi di AstraZeneca è avvenuta in ritardo rispetto al vaccino Pfizer-BioNTech e altri dati sui profili anticorpali mostrano che occorre più tempo per raggiungere la massima efficacia con il vaccino AstraZeneca».

«Come con altre varianti, sono attesi - si specifica - livelli ancora più elevati di efficacia contro il ricovero e la morte». Si attendono, inoltre, nuovi aggiornamenti alla luce del fatto che al momento non ci sono casi e «periodi di follow up» tali da poter arrivare a fornire una stima di quella che è l’efficacia del vaccino contro «gli esiti gravi» della variante indiana.

Efficacia che era più bassa (33% per entrambi i vaccini) nella loro capacità di fronteggiare l’infezione sintomatica a tre settimana da una prima e unica dose. Evidenze che, al momento, raccontano come sia determinante continuare a vaccinare il più possibile le persone e a completare i cicli. E, attenzione, per quanto i numeri legati al Covid nel Regno Unito appaiano in peggioramento, restano sempre bassi.