Variante Omicron: sintomi e protezione vaccino con due o tre dosi

Il professor Giuseppe Remuzzi, in un’intervista al Corriere della Sera., ha spiegato l’importanza della terza dose

Quali sono i sintomi della variante Omicron? È davvero meno aggressiva della Delta? Può, in qualche modo, essere il segnale che ci si avvicina alla fine della pandemia? Sono domande per le quali è opportuno affidare le risposte alla scienza.

In tal senso risulta molto interessante l’intervista che il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha rilasciato al Corriere della Sera del 30 dicembre.

Sono diversi i passaggi che contribuiscono a chiarire ciò che, al momento, le evidenze scientifiche stanno iniziano a rivelare. Scenari che, ovviamente, dovranno essere confermati nel tempo, ma che iniziano ad offrire un quadro chiaro.

Variante Omicron: sintomi e tempi di incubazione

Ciò di cui si parla è la possibilità che la variante Omicron abbia una minore patogenicità. «Uno studio dell’Università di Hong Kong mostra che, nonostante - ha rivelato Remuzzi - Omicron si moltiplichi molto più rapidamente nei bronchi rispetto a Delta, questo non succede nei polmoni che di solito sono risparmiati».

Si tratta di una conferma rispetto a quelle che erano le prime osservazioni che erano state fatte in Sudafrica. «I sintomi descritti - ha spiegato Remuzzi - appaiono lievi: mal di gola, congestione nasale, tosse secca e dolori muscolari. La perdita di gusto e olfatto è meno frequente».

I dati citati dallo scienziato parlano del fatto che si sta facendo notare per una ospedalizzazione con un calo del 40-60%, notazione a cui ha aggiunto che i tempi di incubazione del virus sono passati da 4-6 giorni con quella che era la variante Delta, ai 3 di Omicron.

Variante Omicron, gli effetti di due o tre dosi vaccino

L’Italia ha raggiunto quasi 100.000 contagi al giorno. Soprattutto, però, grazie all’azione dei vaccini è sbagliato paragonare un contagiato ad un malato, tenuto conto che è sotto gli occhi di tutti quanto il tasso di ospedalizzazione si sia abbassato. Il discorso non cambia in relazione alla variante Omicron, ma tra l’avere due o tre dosi di vaccino ci sono delle differenze.

Remuzzi, sottolineando come si tratti di informazioni che derivano dai primi studi, ha dichiarato «due dosi di vaccino a mRna proteggono dalla malattia severa, ma non dall’infezione sintomatica».

«Con la terza dose - ha aggiunto - il livello di anticorpi neutralizzanti aumenta in modo rivelante (con Pfizer di 25 volte). Un vaccinato con tre dosi può contagiarsi, ma di solito ha forme lievi: non possiamo però completamente escludere il rischio di un aggravamento».

Covid e variante Omicron, cosa c’è da fare

Il professor Remuzzi ha spiegato come, in questa fase, ciò che c’è da fare «la terza dose per tutti prima possibile». Si tratta uno dei passaggi necessari, unitamente ad esempio alla necessità di «aiutare i paesi in via di sviluppo, come l’Africa». Quasi tutti gli scienziati stanno sottolineando l’importanza di vaccinare il mondo per una partita che deve essere vinta a livello globale.