Variante Omicron, copertura dopo due e tre dosi: le parole del prof. Palù (Aifa)

Il professor Giorgio Palù ha sottolineato come sia precipitoso tracciare scenari allarmistici, poiché «non è scontato - ha spiegato - che Omicron diventi prevalente in Italia». Il presidente dell’Aifa ha però chiarito perché è importante la terza dose.

È ancora presto per trarre conclusioni sulla variante Omicron, ancor di più per scatenare allarmi. È più o meno questo il sunto del pensiero espresso dal professor Giorgio Palù in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 20 dicembre.

A parlare, come è noto, è il presidente dell’Aifa, nonché virologo e microbiologo. E dal suo punto di vista oggi ci sono ancora «elementi troppo scarsi» per arrivare a conclusione e «chi - ha aggiunto - traccia scenari allarmistici appare quantomeno precipitoso».

Variante Omicron, quanti casi in Europa ed in Italia?

Il quadro delineato da Giorgio Palù parla di una situazione in cui i dati sul nuovo ceppo del virus sono riferiti alla situazione del Paese dove è stata isolata per la prima volta.

«Ma - ha sottolineato - le condizioni del Sudafrica sono diverse.» Lo scienziato ha ricordato, stando ai dati aggiornati al 14 dicembre, erano 2-3 mila i casi di Omicron su centinaia di migliaia in Europa, mentre in Italia ne sono state intercettate 80.

Solo poche decine di unità che, però, rappresentano un dato che potrebbe risentire dalla bassa capacità del paese di portare a compimento il sequenziamento dei virus individuati nella popolazione.

Palù: «Ci vuole un quantità di anticorpi 10-40 volte superiore»

In attesa di capire quelle che saranno le conclusioni degli scienziati sulle oltre 35 mutazioni che la struttura della variante Omicron ha rispetto al virus originario, la popolazione è interessata prevalentemente a sapere come difendersi da questa nuova struttura del virus.

«Alcuni studi - ha spiegato Palù - non ancora pubblicati ci informano che per fermare il nuovo virus ci vuole una quantità di anticorpi 10-40 volte superiore a quelli che bastano a neutralizzare il ceppo originale».

Variante Omicron, copertura con due dosi e tre: le parole di Palù

Al momento non vi è certezza rispetto alla possibilità che la sua patogenicità possa, in qualche modo, determinare malattia meno grave, poiché come lo stesso Palù ha ricordato le indicazioni che provengono dal Sudafrica sono inficiate dal fatto che l’azione venga misurata su una popolazione dall’età media più bassa rispetto, ad esempio, a quella europea.

Rispetto alla possibilità che la copertura possa essere garantita da sole due dosi, Palù replicato: «Non sembra. Omicron riesce a sfuggire agli anticorpi sia sviluppati dal vaccino sia dall’infezione. Con due dosi ci si può reinfettare».

Variante Omicron e terza dose, le dichiarazioni di Palù

Gli scenari cambiano se si va a considerare la terza dose. «Non solo - ha dichiarato Palù - funziona, è il completamento del ciclo come avviene per quasi tutti i vaccini. È uno schema che rientra nella storia della vaccinologia, non bisogna pensare che la necessità di fare richiami è la prova del fallimento di questi anti Covid».