Variante Omicron, Garattini: «Ci ricorda che per uscire dalla pandemia dobbiamo vaccinare tutto il mondo»

Il professor Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri, ha fatto il punto della situazione spiegando la necessità di aiutare i paesi poveri ad avere una vaccinazione diffusa

La nuova variante Omicron è sotto osservazione con le sue 32 mutazioni. Oltre, però, ad essere un motivo di apprensione, rappresenta una sorta di monito per il futuro.

A ricordarlo è il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

«La nuova variante - ha detto in un’intervista a Il Messaggero del 27 novembre - che arriva dal Sudafrica ci ricorda che per uscire da questa pandemia dobbiamo vaccinare tutto il mondo, specialmente i paesi più poveri. A cominciare dall’Africa

Si era già parlato del rischio varianti dove ci sono bassi livelli di vaccinazione

Un concetto che, tra l’altro, diversi scienziati avevano anticipato, sottolineando la possibilità che soprattutto nei paesi dove il virus avrebbe potuto galoppare si sarebbero create le basi per la creazione di nuove varianti.

Non è un caso che, ad esempio, la Omicron stia trovando diffusione in un paese come il Sudafrica dove si registra una percentuale di vaccinati pari al 24%.

Garattini: «Sostenere i paesi che da soli non ce la fanno è un atto egoistico»

Oggi l’alta possibilità di vaccinarsi nei paesi del mondo sviluppati può, dunque, non essere ritenuto un presidio sufficiente per il futuro.

Occuparsi degli altri, quindi anche dei paesi poveri, non è dunque solo un esercizio di solidarietà. «Anzi - ha specificato Garattini - vaccinare il mondo e sostenere i paesi che da soli non ce la fanno è un atto egoistico. Significa prima pensare al proprio benessere».

Avere elevati livelli di vaccinazione in un paese, come sta accadendo in Italia, permette di avere uno scudo importante contro la diffusione del virus e la tutela del sistema sanitario.

Non bisogna, infatti, dimenticare come al momento sia praticamente tutto aperto e grazie all’immunizzazione la situazione degli ospedali è sensibilmente migliore rispetto a quella di un anno fa.

Variante Omicron, si attendono i nuovi studi

L’ipotesi più negativa è che possa essere «una variante più aggressiva e più contagiosa, o addirittura insensibile ai vaccini». Ponendosi la domanda su «cosa succede» in questo caso, Garattini si è autorisposto: «Bisognerà ricominciare tutto da capo».

C’è, dunque, un rischio segnalato, ma si auspica che ovviamente non si sia concretizzato attraverso la variante Omicron. «Ancora - ha spiegato Garattini - non sappiamo con accuratezza quanto sia più pericolosa. Sappiamo che ha subito dei cambiamenti nella proteina Spike che potrebbero renderla più contagiosa”.

«Ora - ha evidenziato il professore - ci saranno studi per valutare se in qualche modo i vaccini debbano essere o meno aggiornati per rispondere meglio a questa variante. Ma dobbiamo fare di più».

Chiaro il riferimento alla necessità di un impegno internazionale affinché, anche per proteggere sé stessi, i paesi si occupino di vaccinare l’Africa che oggi ha solo il 2% di cittadini immunizzati.