Variante Delta, mascherine potrebbero tornare obbligatorie? Il punto di Brusaferro

Variante Delta, mascherine potrebbero tornare obbligatorie? Il punto di Brusaferro

Il professor Silvio Brusaferro ha spiegato la situazione parlando in un’intervista a Repubblica

Il 28 giugno decade l’obbligo di mascherine all’aperto. Bisognerà indossarle al chiuso, in caso di affollamento o comunque di impossibilità a mantenere il distanziamento. È un traguardo che segnala in maniera inequivocabile che la partita contro il Covid è in un momento favorevole ai fini dell’uscita della pandemia. Ma non è finita e proprio in relazione alla questione mascherine c’è un’intervista a Repubblica (27 giugno 2021) del professor Silvio Brusaferro che delinea in maniera chiara le prospettive.

Via la mascherina dal 28, scelta che dipende dai dati

A parlare, come è noto, è il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e portavoce del Comitato Tecnico Scientifico. La scelta di revocare l’obbligo di mascherina sotto il cielo è figlio di valutazioni accurate. «I sistemi di monitoraggio - ha spiegato - guardano incidenza, trasmissibilità e cioè l’Rt e circolazione delle varianti. I primi due soprattutto sono indicatori di come si muove l’epidemia. Il report di venerdì scorso ci ha detto che per ora la situazione permette di toglierle. Abbiamo solo 11 casi per 100mila abitanti in 7 giorni a livello nazionale».

Di nuovo mascherine obbligatorie? Dipende sempre dai numeri

Situazione chiara, ma non si può dire che è il momento di stare tranquilli. Anche perché la possibilità di rimettere la mascherina esiste. «Il monitoraggio - ha precisato - ci consente di capire come evolve la situazione e semmai intervenire, anche introducendo misure».

A cambiare la dinamica del gioco potrebbero essere le varianti. Quella Delta, attualmente, è quella che preoccupa di più per la sua maggiore capacità diffisusione. «I modelli europei - ha chiarito Brusaferro - che diventerà dominante durante l’estate».

Vaccino resta determinante anche contro la variante Delta

La possibilità che i contagi tornino a salire, dunque, esiste. Tuttavia, stavolta la controffensiva è rappresentata da una popolazione che potrebbe presentarsi già in larga parte vaccinata. Soprattutto con la doppia somministrazione lo scudo potrebbe essere davvero efficace, evitando situazioni di sovraccarico degli ospedali.

Tuttavia, una diffusione significativa del virus mutato con grandi numeri equivarrebbe a non azzerare i rischi. Il rischio, interpretando il pensiero di diversi esperti, è che la malattia vada a colpire chi non è vaccinato o categorie fragili che non hanno avuto risposta immunitaria.

Zone rosse restano «strumento»

Viaggia nella direzione di proteggere tutti la possibilità che, in qualche modo, possano essere ripristinate alcune misure di contenimento del virus. Quello che, naturalmente, nessuno si augura di vedere sarebbero nuove chiusure e l’effetto dei vaccini sarà un elemento determinante per rendere questa ipotesi davvero un estrema ratio.

Per Brusaferro la «zona rossa» resta uno strumento presente nella “cassetta degli attrezzi”. «Se c’è un focolaio - ha dichiarato a Repubblica - in aree localizzate, le autorità sanitarie locali e Regioni adottano gli strumenti più opportuni».