Variante Delta, il Covid in futuro potrebbe diventare come l’influenza

Variante Delta, il Covid in futuro potrebbe diventare come l'influenza

A delineare la prospettiva è stato il professor Sergio Abrignani, membro del Comitato Tecnico Scientifico, spiegando l’importanza della vaccinazione ai microfoni de Il Caffè della domenica su Radio 24

Il Covid accompagnerà l’umanità a lungo. Isolare questa frase spesso lasciata intendere dagli scienziati e decontestualizzarla può, in qualche modo, alimentare allarmismo e generare panico. E così non deve essere, stando a quella che è la visione della scienza.

Covid, il vaccino come fattore determinante

L’azione della vaccinazione giocherà un ruolo determinante nel rendere il Covid qualcosa che, per molti versi, lo potrebbe rendere assai simile ad un influenza. E su questo punto è stato chiaro l’intervento del professor Sergio Abrignani, immunologo e membro del Comitato Tecnico Scientifico, nel corso della trasmissione Il caffè della domenica di Radio 24. «Se ci vacciniamo, - ha puntualizzato - la rendiamo un’inflluenza».

Variante Delta, il dato che rischia di passare sotto traccia

Un pensiero chiarito anche andando ad analizzare quella che è la situazione di un paese come l’Inghilterra dove l’azione della variante delta viene ritenuta una minaccia che può diventare significativa anche a livello internazionale. La sua più elevata diffusibilità, nel tempo, la renderà la mutazione dominante.

Ci sono, però, una serie di parametri per fortuna incoraggianti e che rischiano di passare sotto traccia. Bisogna, infatti, andare al di là dei numeri dei contagiati in Inghilterra in risalita e analizzare anche altri aspetti.

«Quasi 17000 infezioni in un giorno - ha spiegato Abrignani - che sono come nel picco che avevano in inverno, però media a settimana di morti: quindici-venti. Più o meno quelli che abbiamo noi con 900 infezioni al giorno».

Covid come influenza, perché il paragone in futuro potrà esserci

E il motivo risiede nel fatto che la diffusione dei contagi sta avendo luogo in un paese dove c’è un ampissima fetta di popolazione che ha ricevuto almeno una dose del vaccino. Avere, dunque, il 70-80% della popolazione vaccinata alimenta l’ipotesi che il futuro vada visto con un’ottica differente. Come accade, ad esempio, con altri virus con cui si convive. «L’influenza - ha spiegato Abrignani - ogni anno, a parte quest’anno in cui abbiamo avuto la mascherina, fa milioni di infezioni e fa circa 3000 morti in Italia».

Il Covid potrebbe restare a lungo

Tanto per dare l’idea, secondo i dati di Abrignani, si stima che negli anni precedenti ogni anno finivano per contrarre il virus dell’influenza fino a sei - sette - otto milioni di italiani. La prospettiva è che, in futuro, il Covid possa essere equiparato ad un’infezione con cui si ha familiarità e, al netto dei più fragili, meno paura.

Sono numeri ipotetici, quelli relativi agli effetti del Covid su una popolazione ampiamente vaccinata, che consentirebbero verosimilmente una convivenza in cui non sarebbero necessarie misure come le chiusure o altre norme che hanno rivoluzionato la quotidianità degli ultimi mesi.

«È probabile - ha spiegato Abrignani - ci accompagni nelle nostre vite per i prossimi decenni e diventerà un nostro compagno di viaggio». L’auspicio è che, ovviamente, ciò avvenga con uno status di protezione tale da non averne più timore grazie ad un virus «addomesticato» per effetto della vaccinazione. Come, in sostanza, lo è l’influenza.