Variante Delta Covid: diffusione ed efficacia vaccini, cosa si sa

Variante Delta Covid: diffusione ed efficacia vaccini, cosa si sa

I dati provenienti dal Regno Unito offrono un quadro chiaro e non allarmante, sebbene ci sia necessità di restare in guardia rispetto ad aspetti che rendono la variante insidiosa

Variante Delta, indiana o B.1.617.2. Tre nomi diversi che identificano una stessa mutazione del coronavirus. Quella che, per intendersi, sta creando qualche apprensione nel Regno Unito.

L’idea che uno dei primi paesi con più vaccinati possa rallentare le riaperture per effetto dei timori relativi a questa nuova variante può alimentare preoccupazione, tuttavia al momento dal punto di vista scientifico non mancano le notizie incoraggianti.

Variante Delta o indiana: le percentuali di diffusione

Il primo dato da sottolineare è che, ad oggi, in Italia riguarda circa l’1% dei casi. Nel Regno Unito, invece, si stima che essa vada a interessare il 96% delle infezioni. Oltremanica il sistema di tracciamento e sequenziamento può essere considerato tra i migliori a livello mondiale, dunque questo fa sì che si abbiano dati particolarmente dettagliati sia sulla diffusione del virus che sull’individuazione delle varianti.

Variante Delta e vaccino, casi di infezione: cosa dicono i dati

I dati parlano di un 68% dei casi di infezione che riguardano persone non vaccinate. Tant’è che, al momento, la variante trova una diffusione rapida soprattutto nelle fasce anagrafiche tra i 10 ed i 29 anni. Sono, invece, pochissimi i casi riscontrati in chi ha più di 60 anni e questo è compatibile con il fatto che, in quel range di età, molti hanno completato il ciclo vaccinale con doppia dose.

L’infezione per chi è vaccinato resta difficile. Nel complesso i numeri paiono regalare uno scenario in cui i vaccini funzionano, ma la loro efficacia si fa valere soprattutto con due dosi (i dati raccolti riguardano preparati con cicli vaccinali a due somministrazioni).

Si ha una riduzione della copertura rispetto ad altre varianti, ma l’immunizzazione una volta completata è tale da ipotizzare scenari Covid significativamente meno drammatici di quelli che sarebbero potuti essere senza l’ausilio dei vaccini.

Si stima una percentuale di efficacia dell’80% dopo la prima dose e del 95% dopo la seconda. Ed è una buona notizia se si considera che, normalmente, la variante delta avrebbe una capacità doppia di far finire le persone in ospedale e una capacità diffusiva maggiore del 64%.

Variante Delta, le parole di Pregliasco all’Adnkronos

C’è, però, necessità di essere guardinghi rispetto al futuro. Lo si evince anche dalle parole rilasciate dal virologo Fabrizio Pregliasco. Il professore dell’Università Statale di Milano ha parlato all’Adnkronos Salute non ha nascosto che la variante Delta «preoccupa».

In particolare per il fatto che un focolaio a Milano avrebbe causato un’infezione anche in un vaccinato. Proprio sulla base di quelli che sono i dati relativi alla copertura dei vaccini ha sottolineato come «è importante eseguire entrambe le dosi e farlo velocemente».

In relazione alla mutazione ha chiarito come «buca un po’ il vaccino, quindi permane la convivenza un po’ pesante con dei casi gravi». Uno scenario quello che si sta delineando che è compatibile con un rischio. «Come ho detto - ha evidenziato Pregliasco - fin dall’inizio è che in autunno ci sia un rialzo dei contagi, un colpo di coda del virus».