Vaccino, varianti e Covid: perché sarà importante aiutare i paesi poveri

In un intervento sul Corriere della Sera il professor Giovanni Rezza, epidemiologo e direttore generale della Prevenzione Sanitaria presso il Ministero della Salute ha chiarito gli scenari

Il tema varianti risulta legato a doppio filo con quello che potrà essere il futuro dopo il Covid. O quantomeno dopo che sarà raggiunto un livello di vaccinazioni tale da essersi messi alle spalle la faccia più negativa del Sars-Cov2: le ospedalizzazioni, i ricoveri in terapia intensiva e le morti.

Varianti Covid, le mutazioni erano e sono attese

Dalle vari voci scientifiche che si sono ascoltate in questi mesi si sono apprese diverse nozioni che prima erano sconosciute ai più. A partire dal fatto che le mutazioni dei virus a Rna sono un dato atteso e per nulla sorprendente.

A fronte, però, di un numero elevato di varianti che non destano alcun tipo di preoccupazioni, a volte si registra l’emersione di alcune che si fanno notare per caratteristiche precise. Nel caso della variante inglese, ad esempio, è stata rintracciata la sua più elevata diffusibilità.

Il rischio, almeno ipotetico, è che un domani possa farsi strada una variante in grado di resistere ai vaccini. Che possa cioè acquisire una struttura tale da sfuggire alla protezione che i preparati immunizzanti in corso di somministrazione assicurano.

La buona notizia è che oggi i vaccini di ultima generazione, come è già stato sottolineato da diversi esperti, hanno al possibilità di essere eventualmente nuovamente tarati in poco tempo. Tuttavia, resta un orizzonte che si auspica possa non diventare realtà.

L’intervento del professor Rezza sul Corriere della Sera

Risulta molto interessante un intervento dal professor Giovanni Rezza, pubblicato sul Corriere della Sera (edizione 9 maggio 2021). L’opinione, come è noto, arriva, dalla epidemiologo e direttore generale della Prevenzione Sanitaria presso il Ministero della Salute.

Nell’articolo si ricorda come ad oggi le varianti che sono diventate più note provengano da Paesi che risultano essere contesti con caratteristiche precise. Lui stesso parla di «condizioni demografiche e la promiscuità, sovraffollamento, comportamenti dei singoli» che favoriscono situazioni in cui «la circolazione virale tende ad essere particolarmente veloce».

In sostanza: più il virus circola, più «tende prima o poi a dar vita a ceppi mutanti che si trovano ad avere una migliore fitness». Cioè, ha precisato Rezza, a «trasmettersi meglio, per cui diventano predominanti».

Ed, in effetti, lo scenario corrisponde a situazioni sociali come quelle di Sudafrica, Nigeria, India e Brasile che corrispondono a luoghi che richiamano i nomi delle mutazioni più conosciute e che, per qualche motivo, hanno fatto parlare di loro. L’unica eccezione è, per l’appunto, la variante inglese.

Varianti Covid e vaccino, «altruismo interessato» aiutare i più poveri

Come lo stesso Rezza ha sottolineato al momento la situazione varianti è riuscita a restare sotto controllo per effetto della possibilità riscontrata di limitarle con le misure restrittive e i vaccini. Il rischi è che il virus potrebbe prima o poi avere ancora delle mutazioni fino a «rendere necessario l’adattamento dei vaccini e la loro produzione su vasta scala».

«È per questo - ha sottolineato - che dobbiamo facilitare l’accesso ai vaccini nei Paesi poveri di risorse, trovando la maniera di aumentarne la produzione».

In sostanza da un lato si aiuterebbe umanamente chi ha potrà essere più in difficoltà, dall’altro la cosa diventerebbe un vantaggio di riflesso in base - ha scritto Rezza - «a un sano principio di altruismo interessato».