Vaccino in vacanza e richiamo, Bonaccini: «Serve una decisione nazionale»

Vaccino in vacanza e richiamo, Bonaccini: «Serve una decisione nazionale»

Il presidente della Regione Emilia Romagna ha parlato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera

Quella del vaccino in vacanza è una questione che continua a tenere banco. L’avvicinarsi della stagione estiva pone essenzialmente due problemi:

  1. cosa succede se mi è stato fissato il richiamo mentre sono in vacanza?
  2. posso vaccinarmi lontano dalla mia residenza, pur restando in Italia?

Vaccino in vacanza, perché è una questione attuale

Sono questioni a cui si può trovare una soluzione anche con un po’ di buonsenso, ma c’è il rischio ipotetico che possano diventare un freno ai fini della vaccinazione. È, infatti, nell’interesse del Paese che quante persone possano vaccinarsi nel più breve tempo possibile. L’idea, ad esempio, che sulla base dei dubbi citati qualcuno possa pensare di rimandare la vaccinazione a dopo l’estate, ad esempio, è una prospettiva che si vuole evitare.

Richiamo in vacanza, la soluzione è ottimale è organizzarsi evitando il problema

In linea di massima una soluzione ottimale potrebbe essere quella di sottoporsi alla somministrazione del preparato prima di partire e fissare il richiamo in periodo in cui si sarà tornati dalle ferie. Un percorso percorribile se si considera che, ad esempio, possono passare fino a 42 giorni tra la prima dose e la seconda dose di Pfizer o addirittura tre mesi per AstraZeneca. Qualora, invece, si aspetti il richiamo è auspicabile organizzare le ferie in maniera tale che siano prima o dopo la data fissata.

Vaccini in vacanza, la questione è soprattutto organizzativa

Può, però, capitare che non sia possibile rispettare queste linee guida. Può succedere ad esempio, che ci sia chi ha avuto somministrato AstraZeneca a maggio, possa avere progettato di vivere il mese di agosto in un luogo di villeggiatura lontano dal posto in cui risiede.

E in alcuni casi le distanze o le contingenze rendono problematica la possibilità di tornare nel luogo di residenza. Ed è oltremodo chiaro che l’Italia non ha alcun interesse a fare in modo che la vaccinazione diventi un freno ad un settore come il turismo, da sempre una risorsa e pesantemente colpito da tutto ciò che ha riguardato la questione Covid.

Il tema del vaccino in vacanza viene osservato con grande attenzione da parte dei governatori. Soprattutto quelli che si trovano ad amministrare regioni a forte vocazione turistica estiva e che devono anche fare i conti con quella che è la disponibilità dei vaccini.

Sì, perché l’ipotesi di garantire la vaccinazione ai turisti ha come possibile problematica quella strettamente legata alla forniture. Non a caso le regioni più veloci nelle somministrazioni, sottolineano come ad oggi siano costrette a non andare al massimo per la necessità di rispettare gli obiettivi basati sulla disponibilità delle dosi.

La buona notizia sarebbe rappresentata che, ad oggi, la prospettiva è che ci saranno sempre più vaccini a disposizione. Solo nel mese di giugno se ne attendono oltre venti milioni, ma anche qualora si mettesse in moto una macchina organizzativa in grado di stabilirne una fornitura maggiorata nelle aree a maggiore richiamo turistico, ci sarebbe un altro problema.

Il riferimento va alla necessità di strutturare un’organizzazione deputata alla vaccinazione chiamata a rispondere ad un’utenza eccezionalmente in sovrannumero per i periodi con maggiori flussi turistici. Tra le ipotesi che si sono fatte in questi giorni c’è stata quella di permettere la vaccinazione nei luoghi di vacanza solo in caso di soggiorni molto lunghi (oltre ventuno giorni), snellendo eventualmente il problema. Ma al momento non si sono registrate novità.

Vaccino in vacanza o richiami, il punto di vista del presidente dell’Emilia Romagna

Sul tema si è espresso il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Lo ha fatto sottolineando come bisogna «fare gioco di squadra» in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (edizione 28 maggio 2021).

«Serve - ha chiarito - una decisione nazionale, che permetta ai cittadini di vaccinarsi nei luoghi di vacanza, prima dose o richiamo che sia, attraverso lo scambio di informazioni fra aziende sanitarie e una conseguente compensazione di dosi. Nel frattempo, dal 7 giugno in Emilia-Romagna partiamo con le vaccinazioni degli operatori del comparto turistico, dagli operatori balneari a coloro che lavorano nelle strutture ricettive dalla Costa all’Appennino fino alle città d’arte: vogliamo garantire vacanze sicure.»

Si attendono sviluppi, sebbene «buonsenso» da parte di chi si deve vaccinare e organizzazione da parte chi si occupa della campagna vaccinale (Stato e istituzioni) sembrano essere le parole chiave per venire a capo della questione.