Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Vaccino anti Covid, esperti divisi: «I giovani avranno la priorità»

Secondo alcuni studi, per contrastare l’ondata epidemiologica, sarebbe più utile vaccinare prima i giovani anziché gli anziani. Sorgono le controversie tra gli esperti.

Lo studio e le ricerche sulle vaccinazioni anti Covid stanno avanzando in modo progressivo tuttavia rimangono ancora molti dubbi sulla loro efficacia sull’uomo e soprattutto se l’antidoto riesca effettivamente a contrastare l’avanzata epidemiologica. A questo proposito è emerso un dibattito riguardo la priorità di vaccinazione a seconda della fascia d’età.

Più precisamente, gli scienziati e i ricercatori stanno valutando se sia più utile vaccinare prima la popolazione giovanile e in un secondo momento gli anziani. Teoricamente i soggetti in giovane età sono più esposti a diffondere la malattia in quanto, in genere, hanno una vita sociale più attiva rispetto gli anziani, quindi tendono ad avere molti più contatti e ad aggregarsi maggiormente.

Vaccino anti Covid: prima i giovani o gli anziani?

Ma è anche vero che tra la popolazione, i soggetti più vulnerabili alla malattia e che possono anche riscontrare conseguenze fatali sono proprio gli anziani o comunque chi soffre di particolari patologi. Molte sono state le controversie a riguardo, le opinioni degli esperti si dividono in due.

Una prima proposta arriva dagli Stati Uniti, in particolar modo, secondo uno studio dell’Università della Sud California e della Johns Hopkins, per avversare l’epidemia da Coronavirus, sarebbe più utile vaccinare prima i giovani. «La diffusione da parte di asintomatici sta facendo chiudere scuole e università e minaccia le comunità. I vaccini dovrebbero essere dati ai più grandi diffusori (i giovani) e solo dopo ai più vulnerabili», questo è quanto scritto da Dana Goldman, direttore dell’Università della Sud California e dagli esperti David Conti e Matthew Kahn in una pubblicazione riportata sul «Corriere della Sera».

Diversa è invece la posizione presa dai Centers for Disease Control and Prevention, un’organizzazione che si occupa del controllo della sanità pubblica negli Stati Uniti. Ad appoggiare, invece, l’opinione americana è Mario Clerici, professore ordinario dell’Università di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi. Secondo Clerici infatti, «I giovani sono i soggetti più a rischio di contagio, per i numerosi scambi sociali che hanno ogni giorno. Trovo che la proposta di inserirli nella lista dei primi a ricevere il vaccino, dopo medici e infermieri, sia ragionevole anche nell’ottica di proteggere gli anziani, a contatto con figli e nipoti».

Vaccino anti Covid: l’opposizione sulla priorità di vaccinare i giovani

Attualmente il vaccino è ancora in fase di sperimentazione, dunque, al momento, non possiamo trarre delle conclusioni accertate sulla sua efficacia contro la diffusione del virus.

«Oggi abbiamo solo i dati relativi a test su animali, nessuna informazione sull’uomo. Dovremo capire se il vaccino può proteggerci dall’infezione, o se invece può solo scongiurare le forme gravi della malattia. Nel secondo caso sarebbe inutile offrirlo a soggetti nella prima parte di vita (in cui il decorso è spesso asintomatico) perché teoricamente i vaccinati, seppur protetti da complicanze, risultano comunque contagiosi. In questo caso è più utile vaccinare i nonni». Questo è quanto sostenuto da Paolo Bonanni epidemiologo dell’Università di Firenze in una dichiarazione riportata sempre sul «Corriere della Sera».

Ad ogni modo, se l’antidoto vaccinale sarà, come annunciato dal ministro Speranza, disponibile già a fine anno, è importante capire chi avrà la priorità sulle vaccinazioni: operatori sanitari, giovani o anziani? Intanto Trump annuncia che negli Usa il vaccino sarà disponibile in brevi tempi, forse addirittura, prima delle elezione del 3 novembre.