Vaccino Moderna, varianti, efficacia e futura terza dose: il punto del Capo della Ricerca

Andrea Carfì, Capo della Ricerca per Moderna, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha chiarito diversi punti.

I vaccini funzionano contro le varianti Covid? È una domanda da cui passa buona parte della definizione del futuro prossimo. L’idea che, in qualche modo, possa emergere alla fine una variante resistente ai vaccini è un’ipotesi molto più negativa di quanto non lo sia la semplice emersione di una mutazione.

La buona notizia è che la scienza è quanto mai attiva nella ricerca di contromisure adeguate e pare avere tutte le carte in regola per farsi trovare pronta a qualsiasi evenienza.

Vaccino Moderna e varianti, il punto della situazione

Sulla base della necessità di vederci più chiaro diventa molto interessante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (edizione 30 aprile 2021) ad Andrea Carfì, capo della ricerca per Moderna. Lo scienziato italiano lavora per la casa farmaceutica dal 2017.

Carfì ha specificato come, al momento, «preoccupa» quella trovata per la prima volta in Sudafrica e che è identificata con il codice B.1.351. «Si è visto - ha rivelato - che il nostro preparato risponde cinque-sei volte meno rispetto a quanto non faccia contro il virus originale di Wuhan, o la variante inizialmente identificata in Inghilterra (B.1.17)».

Attenzione, dunque, alle parole proferite in relazione alla variante sudafricana. Rispondere «meno» è sensibilmente diverso dal non avere la protezione che invece assicura.

Vaccino, Moderna punta a «formule multivalenti»

Questo non ha ovviamente fermato la ricerca delle contromisure. Carfì ha parlato del fatto che sia in atto una sperimentazione sull’uomo di un preparato contenente «la sequenza della variante del Sudafrica» ed anche un’altra versione aggiornata con «la combinazione di una sequenza genetica del virus mutato e dell’originale».

L’obiettivo, stando a quanto dichiarato dal capo della Ricerca per Moderna, è arrivare ad avere «formule multivalenti come per l’antifluenzale. Una dose per quattro virus».

Terza dose vaccino, ipotesi concreta per Moderna

Carfì ha, inoltre ammesso che con un vaccino a tecnologia tradizionale una sperimentazione del genere sarebbe stata possibile «non così velocemente». Moderna, come ormai si sa, è un preparato a mRna come, ad esempio, quello di Pfizer. Questo consente una più veloce possibilità di tararli in base ad eventuali necessità.

Ad oggi il tema di grande attualità è rappresentato dalla variante indiana. «Preoccupa un po’ - ha ammesso lo scienziato - perché combina due mutazioni già viste in altre varianti». Secondo l’orizzonte delineato già la prossima settimana la raccolta dei dati potrebbe fornire un quadro più chiaro.

Nel corso dell’intervista è, inoltre, emerso come ad oggi sia «reale» la prospettiva di una una terza dose, «per il prossimo anno e anche per i successivi». A determinare lo scenario e a renderlo necessario sono l’avvenuta constatazione del fatto che con il passare dei mesi gli anticorpi, pur non sparendo, diminuiscono e soprattutto la possibile necessità di contrastare l’emersione di mutazioni insidiose del virus.

Circostanze quelle delineate che, ancora una volta, bisognerà affidarsi alla ricerca e alla scienza per avere un futuro in cui si potrà mettersi al riparo da eventuali situazioni scomode che potrebbero profilarsi all’orizzonte.