Vaccino Covid: varianti, positivi dopo dopo vaccinazione e richiamo, l’esperto fa chiarezza

Vaccino Covid: varianti, positivi dopo dopo vaccinazione e richiamo, l'esperto fa chiarezza

Il professor Massimo Andreoni, direttore Uoc Malattie Infettive al Policlinico Tor Vergata, nel corso di Omnibus ha fatto chiarezza su questioni che possono, in qualche modo, creare allarmismo, spiegando nel dettaglio la situazione.

Per il vaccino contro il Covid c’è una questione che deve essere messa davanti a tutte: vaccinare quante più persone nel più breve tempo possibile. È quanto emerge dall’intervento del professor Massimo Andreoni nel corso della trasmissione Omnibus di La7.

Il direttore della UOC Malattie Infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma ha, infatti, offerto un quadro della situazione in cui si evince come tutti gli scenari siano, in un certo senso, sotto il controllo della medicina e della scienza.

Una spiegazione dei temi più attuali che contribuisce a spegnere diversi allarmismi verso quella che è e resta l’arma più efficace contro il virus: la vaccinazione.

Distribuzione vaccino, obiettivo organizzazione e celerità

Primo punto è l’organizzazione di una campagna vaccinale che non ha precedenti nella storia. Disponibilità delle dosi e organizzazione della somministrazione collettiva sono punti che faranno la differenza. Rispetto a quanto sta accadendo in Italia, Andreoni è stato chiaro.

«Ci sono - ha evidenziato - luci e ombre. Secondo me siamo in ritardo, dovremmo fare molto di più, dovremmo vaccinare molto rapidamente anche alla luce di queste varianti che stanno circolando. Rispetto ad altri paesi stiamo andando meglio in realtà, ma sicuramente il modello deve essere quello più israeliano che non quello dei paesi che vanno peggio di noi.»

Vaccino Covid e varianti, la situazione spiegata da Andreoni

L’infettivologo ha sottolineato come la velocità della vaccinazione è essenziale per due motivi. «Uno - ha precisato - perché funziona perfettamente bene su tutte e tre le varianti. I dati anche di ieri di Pfizer dimostrano che il vaccino copre anche le varianti brasiliana e sudafricana. I vaccini funzionano.»

Poi spazio alla seconda motivazione: «Più vacciniamo, meno - ha evidenziato il medico - diamo la possibilità ad ulteriori nuove varianti di emergere. Più vacciniamo, meno virus gira, meno virus creerà varianti. È un motivo questo fortissimo per vaccinare, vaccinare il maggior numero di persone possibile e vaccinare il più presto possibile tutti quanti.»

Vaccino Pfizer e AstraZeneca, l’infettivologo fa chiarezza

Negli ultimi giorni è sorta la questione relativa al punto di vista di chi preferirebbe il vaccino di Pfizer a quello di AstraZeneca. Andreoni, però, ha chiarito la situazione dal punto di vista scientifico. «Entrambi i vaccini - ha sottolineato - funzionano bene. Quello Pfizer leggermente di più, ma non è questo il problema. Avere un vaccino che comunque funziona come quello di Astrazeneca è quello che serve per bloccare la circolazione del virus. I vaccini che noi usiamo abitualmente contro il morbillo, la parotite, l’influenza, funzionano né più, nè meno di quello di AstraZeneca. Adesso questa rincorsa all’ipotetico miglior vaccino credo non debba interessare tutti quanti noi.»

Positivi dopo il vaccino? Il motivo e la descrizione della situazione

Nessun allarmismo anche riguardo al fatto che alcuni sanitari abbiano avuto positività al coronavirus dopo essere stati vaccinati. «Il vaccino - ha precisato l’infettivologo - non è che ci crea uno scudo per cui il virus non entra più dentro di noi. Il virus entra dentro di noi, fa pochissime replicazioni perché, a quel punto, viene bloccato dagli anticorpi che si sono formati grazie alla vaccinazione. Il virus entra di noi e fa qualche piccola replicazione. Se noi andiamo a fare il tampone in queste persone.in quel momento, troviamo delle positività che però non hanno nessuna rilevanza nei confronti della malattia, sono tutte persone che non la sviluppano. E molto probabilmente, su questo uso il condizionale perché abbiamo bisogno di dati, non sono persone che sono in grado di infettare proprio perché, avendo poche replicazioni, il virus non riesce a raggiungere quelle quantità tali da poter essere trasmesso.»

Richiamo vaccino Covid, questione da affrontare

L’ipotesi di richiamo del vaccino negli anni è un qualcosa di cui si inizia a discutere. Anche su questo punto Massimo Andreoni è stato molto chiaro. «Quanto dura l’immunità della persona, cioè quanto il vaccino permette di creare anticorpi che durino nel tempo, lo andremo a capire.»

«Certamente oggi - ha aggiunto - possiamo dire che gli anticorpi creati dal vaccino durano almeno un anno. L’eventuale richiamo lo potremo ragionare tra un anno, però a maggior ragione se noi ci mettiamo un anno a vaccinare tutti rischiamo che quando stiamo finendo gli ultimi dobbiamo ripartire con i primi. Quindi dobbiamo andare più rapidi.»

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