Vaccino Covid: terza dose dopo il test degli anticorpi? il professor Rasi fa chiarezza

Il professor Guido Rasi ha parlato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera

È il momento della terza dose per gli italiani. Una sua diffusione viene ritenuto uno scudo efficace per continuare a contrastare efficacemente eventuali nuove avanzate del Covid.

In un’intervista al Corriere della Sera del 9 dicembre 2021 il professor Guido Rasi si è soffermato sul tema, offrendo qualche chiarimento.

A parlare, come è noto, è l’ex direttore dell’Ema, docente di Microbiologia dell’Università Tor Vergata di Roma e consigliere del commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, il generale Francesco Paolo Figliuolo.

Terza dose e gli scenari anticipati da Israele

Israele, sul fronte vaccinazioni, è il paese che rappresenta una sorta di film che fa vedere prima ciò che può accadere negli altri paesi, sulla base del fatto che ha qualche mese di anticipo.

Vale anche per la terza dose, dove i primi riscontri della vaccinazione stanno rivelando che molte vite umane sono state salvate grazie al richiamo. Rasi ha confermato che quelle provenienti dal territorio israeliano sono «le evidenze più solide».

«Dopo aver completato il giro delle seconde dosi - ha spiegato - è stata osservata nella popolazione un’impennata di nuove infezioni attribuibili al calo dell’immunità a partire dai 6 mesi successivi alla somministrazione del primo ciclo completo. Il governo è corso ai ripari col programma di richiami e la situazione si è nuovamente normalizzata».

Terza dose, Rasi: «Livello di anticorpi sale rapidamente»

Un orizzonte che pare essere quello al quale si punta anche in Italia. La voce di diverse scienziati ha chiarito che il vaccino contro il Covid fornisce una copertura che, con il passare dei mesi, pur non azzerandosi, cala.

La somministrazione dei richiami serve proprio a riportare la protezione a standard più alti e c’è già un’idea di come ciò avvenga. «Si è visto - ha spiegato Rasi - che il livello di anticorpi dopo la terza iniezione sale rapidamente, in pochissimi giorni, e crea una difesa quasi immediata. È come se il nostro sistema immunitario fosse già preparato ad accogliere il rinforzo e a farsene scudo. Salgono velocemente gli anticorpi e viene data una sferzata alle cellule della memoria».

Fare test anticorpi prima della terza dose? Rasi spiega perché non è utle

L’altro punto di cui si è discusso è che la risposta immunitaria al vaccino contro il Covid potrebbe essere soggettiva. L’idea, però, di effettuare dei test per valutare la presenza di anticorpi non è però la strada per eventualmente capire se dover rimandare il momento di richiamo.

«No, come abbiamo più volte ripetuto, i test di routine - ha chiarito Rasi - offerti dai laboratori privati non sono utili per svelare i valori di anticorpi da correlare allo stato di protezione immunitaria. Altra cosa è che queste indagini siano condotte ai fini di ricerca»

È il momento di fare la terza dose contro la variante Delta

Non è, inoltre, opportuno immaginare di aspettare qualche mese per sottoporsi eventualmente ad un vaccino aggiornato per le nuove varianti, uno scenario per il quale è stata anche fatta l’ipotesi che possa concretizzarsi a marzo, sebbene poi occorra capire quanto potrebbe servire per la produzione massiva e la diffusione.

Secondo Rasi l’imprevedibilità del Sars-Cov2 non consente di fare programmi. La prevalenza della variante Delta fa sì che convenga «mettersi subito al riparo». «Tanto più - ha aggiunto - che non sappiamo se la variante Omicron buca i vaccini».

E considerato il fatto che il virus negli ultimi giorni ha dimostrato di circolare tanto e che dopo sei mesi la protezione del vaccino cala, si spiega perché una diffusa somministrazione delle terza dose in questa fase è la strada da percorrere per la tutela della salute individuale e pubblica.