Vaccino Covid, secondo Redfield (ex Cdc) dopo la terza dose, c’è da prepararsi a quarta e quinta

L’ex direttore del «Center for Disease Control» degli Usa ha rilasciato un’intervista a Repubblica

Servirà una quarta dose di vaccino contro il Covid? Probabilmente anche una quinta. È quanto emerge da un’intervista rilasciata a Repubblica del 4 dicembre dal professor Robert Redfield, ex numero uno del Center for Disease Control degli Usa

Chi è Robert Ray Redfield

Roberto Ray Redfield Junior è nato il 10 luglio del 1951. Virologo, è stato direttore del Centers for Disease Control and Prevention dal 26 marzo 2018 al 20 gennaio 2021. Ha fatto parte, sin dall’inizio della pandemia Covid, della task force che la Casa Bianca ha formato. Ha ricevuto diversi premi per la sua carriera da scienziato.

Oggi svolge il ruolo di consulente per il governatore del Maryland. Il suo profilo è quello di chi studia da una vita i virus con una competenza riconosciuta a livello internazionale.

Covid, bisognerà imparare a convivere con il virus

Lo scienziato, in relazione Covid, ha spiegato come bisognerà «abituarsi» a convivere con il virus, sottolineando come questo sia «possibile». Una previsione che ha come presupposto il fatto che, a suo avviso, dopo Omicron, «avremo - ha precisato - un’altra variante, più agile». «In Delta - ha aggiunto - la proteina dello Spike aveva 3 mutazioni rispetto alla variante originale. Omicron ne ha 30».

Sulla variante che oggi è tema di stretta attualità ha sottolineato come non sia «più pericolosa», ma «più rapida, ha maggiori capacità di contagio, può spaventare». Notazione a cui ha aggiunto l’invito ad evitare il caos e a puntare ad una «convivenza controllata con il virus». «L’obiettivo - ha evidenziato - è la normalità, non si può tornare indietro».

Redfield contro i No Vax e poi ipotesi quarta quinta dose

Il 3 dicembre il coordinatore del Cts italiano, il professor Franco Locatelli, aveva sottolineato come un anno fa ci fossero 3600 persone in terapia intensive, a fronte delle 700 di adesso. Se si considera che, in questa fase, è anche praticamente tutto aperto rispetto ad un anno fa quando vigeva il coprifuoco, risulta chiaro quanto il vaccino stia facendo la differenza in un paese con un’alta copertura vaccinale come in Italia.

Restano, però, le sacche di resistenza che nell’uso comune vengono definiti “No Vax”. Un fronte per il quale Robert Redfield non ha parole tenere. «Non si può - ha chiarito - essere ostaggio di questi folli. Il vaccino va fatto punto e basta. Lo devono fare tutti, poi si procederà con protocolli di intervento più mirati. Se lei (rivolto all’intervistatore, ndr) ha già fatto il terzo si prepari a fare il quarto fra qualche mese e poi un quinto».

Nel corso dell’intervista Redfield ha anche parlato della possibilità di effettuare dei test periodici obbligatori sugli anticorpi, in maniera tale se la diversa risposta immunitaria di ogni soggetto debba rendere necessaria una vaccinazione ogni tre o sei mesi.