Autore: Elisa Cardelli Ceroni

Coronavirus

Vaccinazioni anti-Covid: il punto a una settimana dal Vaccine Day

In Italia sono stati somministrate oltre 80 mila dosi di vaccino, ma la campagna di vaccinazione procede troppo lentamente. Scopriamo come procedono le vaccinazioni a una settimana dal Vaccine Day.

A una settimana dal Vaccine Day del 27 dicembre, in Italia sono state somministrate oltre 80 mila dosi di vaccino anti Covid-19. In realtà si tratta di numeri molto bassi se si pensa che i vaccini arrivati nella nostra Penisola sono circa 480 mila.

Il dato che emerge osservando il numero di vaccinati è preoccupante perchè dimostra la lentezza di questa prima fase di campagna vaccinale. «Occorre una poderosa accelerazione», avverte Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, aggiungendo che «le regioni devono mettersi a correre»

Vaccinazioni anti-Covid: perchè la campagna è così lenta?

La campagna di vaccinazioni in Italia tarda ad ingranare e, ad una settimana dai primi vaccinati durante il Vaccine Day, i dati dimostrano che il numero di persone vaccinate risultano essere molto poche rispetto alle dose arrivate nel nostro Paese.

Ad oggi infatti i vaccini eseguiti sono più di 80 mila mentre quelli disponibili risultano essere circa 480 mila. Il problema che si sta riscontrando in questi giorni risulta essere legato alla carenza di personale sanitario e di siringhe.

Sono queste le due motivazioni principali che rendono a rilento la partenza della campagana per la vaccinazione contro il Covid in Italia. Durante i primi tre giorni sono state somministate solamente 52 mila dosi, un numero davvero basso se si pensa alle 469.950 fiale Pfizer-Biontech già consegnate.

Le vaccinazioni all’estero proseguono invece a ritmi più rapidi. Oltre a Israele che ha già vaccinato oltre l’11% della popolazione allo scopo di raggiungere presto un’immunità di gregge al Coronavirus, anche gli stati europei stanno facendo meglio dell’Italia che fino ad oggi ha coperto solo lo 0,08% della popolazione. Nonostante questo il commissario Arcuri ci tiene a sottolineare che «Siamo i secondi in Ue, davanti a noi c’è soltanto la Germania».

Come abbiamo accennato, tra le motivazioni che hanno portato a un inizio a rilento delle vaccinazioni in Italia c’è un’importante difficoltà a reclutare dottori e infermieri per la campagna vaccinale. In alcune regioni infatti il personale si è dato disponibile a fare doppi turni mentre in altre zone del Paese è stato necessario richiamare medici in pensione o ricorrere a personale volontario.

Queste difficoltà sono soprattutto dove già prima scarseggiava il personale sanitario: in Molise si sta portando avanti una fase di reclutamento del personale da dedicare alle vaccinazioni, in Calabria e in alcune altre regioni i medici sono costretti a somministrare le dosi di vaccino anche fuori dall’orario di lavoro.

In alcune strutture delle Marche e della Lombardia i problemi sono legati alla mancanza di siringhe di precisione e, per risolvere il problema, si è dovuti ricorrere all’utilizzo delle scorte presenti all’interno degli stessi ospedali. Infine, in alcune strutture della Sardegna le vaccinazioni partiranno il 7 gennaio per dare la possibilità al personale di fare le ferie.