Toto Quirinale: Mattarella, Prodi e Bersani. Ecco quali sono le possibili alternative a Giuliano Amato

Nonostante il disaccordo netto di Berlusconi e di Ncd riprende quota il nome di Sergio Mattarella come inquilino del Quirinale. Iniziano a scoprirsi anche le carte del M5S che ha elaborato una rosa di 10 nomi in cui compare anche quello di Bersani.

Dopo il confronto avvenuto ieri tra Pd e Forza Italia sul nome di Giuliano Amato sembra che l’empasse non accenni a dipanarsi. Mentre quello di Giuliano Amato è il nome su cui vorrebbe puntare Forza Italia, nella riunione di ieri tenutasi a Palazzo Chigi tra Matteo Renzi e la delegazione forzista (insieme a Berlusconi, Verdini e Gianni Letta) è un altro il nome che ha ripreso quota: quello di Sergio Mattarella.

Renzi prima ha addotto prima ragioni formali, spiegando che Mattarella, oltre a poter essere la persone giusta per farsi garante della Costituzione, non è mai stato un renziano, poi, trovandosi di fronte alle preoccupazioni di Berlusconi che lo ritiene un giustizialista e un integralista, ha iniziato a fare i conti: il Pd potrebbe correre senza Forza Italia nella partita del Quirinale facendo convergere, sulla candidatura di Mattarella, non solo le minoranze interne ma anche Ncd di Alfano che alla fine andrebbe con la maggioranza, Sel e la truppa di parlamentari recentemente usciti dal M5S. Tutto vero?

In realtà per Renzi, sembra configurarsi una partita più dura del previsto e la giornata di oggi, quella in cui inizieranno le votazioni, potrebbe essere decisiva per sciogliere ancora molti nodi e, forse, anche per aprire nuovi scenari, prima del voto di oggi pomeriggio. Oggi nell’agenda del premier sono fissati, infatti, sia un nuovo incontro con i parlamentari del Pd, sia un incontro con Bersani per verificare l’orientamento della minoranza Pd, sia l’ennesimo confronto con Berlusconi. Quali sono allora, i possibili scenari in campo?

Toto Quirinale: Sergio Mattarella
La strategia di Renzi è, per ora, abbastanza chiara: alzare la tensione con Forza Italia, minacciando di escludere Berlusconi dalla partita del Quirinale e tessere una rete quanto più ampia possibile con tutti gli altri, da Ncd al M5S. Alla base della strategia di Renzi c’è la convinzione che

"il presidente della Repubblica non lo può scegliere il capo dell’opposizione, lo deve scegliere il Pd. Non posso passare per quello che subisce i diktat del contraente del patto del Nazareno"

Anche se il nome di Amato era comunque apprezzato da molte frangie del Pd, quello di Mattarella riscuoterebbe l’apprezzamento non solo dei bersaniani e dei dalemiani ma anche dei cattolici che stanno dentro il Pd, dal momento che Mattarella viene dalla DC. Anche gli ex grillini incontrati nel tardo pomeriggio di ieri dal Premier avrebbero fatto sapere che mentre su Amato c’è un rifiuto netto, su Mattarella non ci sarebbero veti.

Toto Quirinale: incognita 5 Stelle
A rompere le uova nel paniere potrebbe pensarci il M5S. Dalle 9 alle 14 di oggi sono aperte le votazioni online per far scegliere alla rete il candidato pentastellato per il Quirinale. Mentre Lorenza Carlassare si è chiamata fuori, restano in ballo altri nove nomi, anche se sono solo due quelli che potrebbero portare la tensione a livelli ancora più alti: Pierluigi Bersani e Romano Prodi.

Se uno di questi due nomi dovesse essere presentato fin dalla prima votazione, Renzi si troverebbe del tutto spiazzato e Berlusconi iniziere a pentirsi amaramente di non essere andato al voto senza un accordo con il Pd.

Mentre la candidatura di Bersani sembra meno probabile, dal momento che l’ex segretario del Pd potrebbe anche decidere di fare un passo indietro, qualora la rete lo candidasse, il nome che fa veramente paura è quello di Romano Prodi.

Sia che il M5S candidasse Bersani, sia che candidasse Prodi, sarebbero entrambi nomi che il Pd sarebbe costretto a votare. Se decidesse di non votare l’uno o l’altro, significherebbe far tornare all’attacco la carica dei 101 che ha già defenestrato Prodi nel 2013, con franchi tiratori e veti incrociati che non solo complicherebbero di molto la scelta dell’inquilino del Quirinale ma determinerebbero sicuramente un pesante calo di gradimenti tra gli elettori dem e non.

Se il Pd decidesse di votare Prodi (o eventualmente anche Bersani) alla prima votazione il danno maggiore lo subirebbe Berlusconi con Forza Italia tagliata fuori dalla scelta del Presidente della Repubblica, un Patto del Nazareno profondamente incrinato e l’avversario più inviso sul colle più alto.

La giornata di oggi sarà, quindi, decisiva per Forza Italia, messa alle corde sulla necessità di raggiungere un accordo col Pd ma sarà anche la giornata che potrebbe aprire nuovi scenari non appena il M5S renderà pubblico il proprio nome per la corsa del Quirinale.

Sullo sfondo rimangono ancora i nomi di Anna Finocchiaro, Walter Veltroni e Piero Fassino che potrebbero tornare alla ribalta all’ultimo momento, ossia alla quarta votazione, dal momento che Berlusconi non ha posto un esplicito veto su di essi.