Autore: Liliana Terlizzi

Torino

Torino. «Voi non potete arrestarmi, sono amico del questore»: arrestato

Giovane pusher arrestato a Torino, faceva consegne in taxi: nella sua abitazione i poliziotti hanno trovato di tutto

È successo a Torino. Moise Lo è un 29enne originario del Senegal, dopo aver mostrato una certa intraprendenza, è stato arrestato.

Giovane pusher arrestato, la frase detta ai poliziotti finisce in rete

Il giovane spacciatore di crack, mentre andava in giro a Barriera di Milano in taxi per consegnare la droga, è stato fermato dalla Polizia. Ad un certo punto, ha perso la pazienza con i due agenti esclamando: «Conosco Giuseppe non potete controllarmi».

Il giovane, con quell’aria da «voi non sapete chi sono io», ha lasciato senza parole i poliziotti che si erano affiancati al taxi per rimproverare l’autista di non aver rispettato il rosso del semaforo in corso Palermo. Il 29enne se n’è uscito millantando di avere buoni rapporti con il questore di Torino Giuseppe De Matteis. «Lasciatemi andare, conosco il capo».

Moise Lo infatti è un volto noto nella Questura di Torino e forse è stato proprio questo il motivo per cui ha fatto quella esternazione pensando di convincere gli agentica lasciarlo andare. Insomma, il ragazzo voleva proteggere il suo "business", ovvero il commercio di crack.

Colto in fragante, il 29enne è stato arrestato

Ai poliziotti il pusher ha mentito sul suo domicilio. Il tassista è stato messo alle strette ed ha poi detto la verità: «Mi ha chiesto di accompagnarlo in via Candelo. Ma non mi ha detto il numero civic. A quel punto gli agenti, con un po’ di pazienza, hanno preso le sue chiavi e provato ad aprire tutti i portoni di via Candelo. Sono giunti al numero 14, la sua abitazione era lì.

Sono riusciti così ad entrare nel suo alloggio. All’interno hanno trovato un campionario di droga e un tesoretto in denaro. In un cappello appeso in un armadio, i poliziotti hanno trovato ben 22 dosi di crack e una somma superiore ai 7mila euro. Ma la sorpresa è arrivata quando hanno rovistato sotto il letto dove hanno trovato una cassaforte. Quando l’hanno aperta, i poliziotti hanno trovato altro denaro pari a 6mila euro in contanti e dei documenti.

Sul telefono il 29enne che faceva le consegne in taxi, aveva registrato le targhe delle auto civetta degli agenti

L’uomo è stato portato in Questura, nel frattempo il suo cellulare non smetteva di squillare. Gli è arrivato un messaggio su WhatsApp in cui un cliente gli diceva: «Vieni da me in corso Belgio. Ti pago il taxi. Due», in gergo due dosi.

Il cliente è stato identificato dalla polizia. L’intraprendente pusher sul suo telefono aveva anche una rubrica nascosta su cui aveva riportato delle targhe di auto. Controllandole, è stato scoperto che quelle targhe appartenevano alle auto civetta della Polizia.