Terza ondata Covid in Italia? Il fisico Parisi: «Inizio a temere la quarta»

Terza ondata Covid in Italia? Il fisico Parisi: «Inizio a temere la quarta»

Coronavirus in Italia, lo scienziato di fama internazionale Giorgio Parisi ha spiegato il suo punto di vista.

Terza ondata Covid in atto in Italia ? Forse, ma c’è il timore di un quarta. Addirittura per il prossimo inverno. Sono parole significative e riportate dal Corriere della Sera del 2 marzo 2021 nell’ambito di un’intervista rilasciata da Giorgio Parisi. Quest’ultimo viene considerato uno dei fisici con la maggiore autorevolezza a livello mondiale, nonché presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Ed è difficile digerire l’idea che persino tra un anno si debba fare ancora i conti con restrizioni, necessità di vaccinarsi e l’idea che il coronavirus possa ancora condizionare la vita. A maggior ragione nel 2022 quando, di fatto, saranno passati due anni dall’inizio della pandemia.

Tuttavia, è sufficiente approfondire l’eventualità sostenuta dallo scienziato per capire che, quantomeno la necessità di essere “pronti” a prevenire il problema, è una necessità da conoscere.

Ondata Covid in Italia, terza potrebbe non essere l’ultima

«Io - ha detto Giorgio Parisi - non sono preoccupato soltanto per la terza ondata che è in corso, ma inizio a temere per la quarta che potrebbe arrivare il prossimo inverno.»

«Se dovessero - ha evidenziato - spuntare nuove varianti che sfuggono ai vaccini attuali è necessaria una campagna vaccinale di richiamo a dicembre-gennaio. Ma bisogna pensarla ora».

Parole che, in qualche modo, paiono riferirsi ad aspetti noti. Da una parte c’è, infatti, la possibilità che possano emergere mutazioni sfavorevoli del virus per le quali potrebbe servire un aggiornamento del vaccino. Circostanza, quella di un possibile richiamo, che tra l’altro è già stata avanzata come ipotesi da diversi scienziati.

E, in questo caso, dovrà essere la scienza a farsi trovare pronta, sebbene è già noto ad esempio come i vaccini ad mRna diano la possibilità di una possibile nuova taratura in tempi relativamente brevi.

Quarta ondata Covid in Italia? La necessità di essere «pronti»

L’altro punto non citato, ma intuibile nel momento in cui si fa riferimento alla necessità di pensare al richiamo, è l’organizzazione. Aspetto che, verosimilmente, coinvolge due aspetti: la capacità di approvvigionamento e il sistema logistico di distribuzione. Punti oggi, per i noti motivi appaiono critici, ma che tra qualche mese e per una possibile quarta ondata richiederebbero una certa prontezza.

Coronavirus in Italia: la situazione secondo Parisi

La situazione a livello nazionale è ormai chiara. Da qualche giorno ormai sembra essersi definito un trend di crescita dei casi a livello nazionale che preoccupa e non poco. Ci si interroga su quale possa essere la definizione del momento.

Secondo Giorgio Parisi gli scenari delineando sono compatibili con l’etichetta di «terza ondata» alla luce del fatto che sono entrate in campo nuovi fattori: le varianti. Quella, al momento, più temuta in Italia è quella inglese. «Ha una contagiosità - ha spiegato il fisico - superiore del 50% e una letalità del 30%. Mantenendo le misure costanti i casi raddoppierebbero in poco meno di due settimane».

Parisi rispetto alla possibilità che si possa tornare ai livelli della seconda ondata in cui si toccavano i 41.000 casi pone un ragionamento matematico. Parte, infatti, dal presupposto che ad oggi i contagi stiano avendo un contagio del 30% per settimana. «Vuol dire - ha precisato - un raddoppio dei casi in due settimane e il quadruplo in un mese: dai 13mila si può passare a 50.000 casi».

La proporzione è nota: più casi, più morti. Tuttavia, Parisi ha messo in chiaro che arrivare a ritardare la curva e vaccinare speditamente potrebbero determinare meno decessi e meno pressione sui sistemi sanitari.

Si torna, dunque, a parlare di picco. Il fisico ha evidenziato come oggi sia difficile fare un previsione. «Se domani - ha precisato Parisi - si decidesse il lockdown totale per 15 giorni il picco sarebbe tra 8-10 giorni». Non potendo, però, esserci la possibilità di una serrata totale, secondo lo scienziato il destino si può considerare dipendente da quella che sarà l’efficacia delle “misure almeno locali".