Terza ondata Coronavirus? Pregliasco: «Partiamo da un livello di impegno maggiore»

Terza ondata Coronavirus? Pregliasco: «Partiamo da un livello di impegno maggiore»

Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, ha spiegato il suo punto di vista sull’evoluzione del contagio e sui possibili nuovi scenari.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, nel corso della trasmissione Rai Agorà, ha analizzato la situazione Covid. I dati del coronavirus, rivelati dal bollettino degli ultimi giorni, non fanno dormire sonni tranquilli anzi. «Siamo - ha detto il medico - in una fase che potrei dire si sovrappone alla rampa iniziale della seconda ondata di ottobre.»

Il grande timore è che la diffusione del contagio possa essere considerevole al punto da rendere difficile la sostenibilità della pressione sul sistema sanitario. Più contagi corrispondono, in proporzione, a maggiore necessità di ospedalizzazioni e soprattutto di posti in terapia intensiva.

Coronavirus e possibile terza ondata, il punto di vista Pregliasco

Un anno fa si aveva il forte timore che, da un momento all’altro, si potesse arrivare alla saturazione dei posti disponibili. Gli interventi fatti per avere una maggiore ricettività hanno, di fatto, reso più sostenibile l’onda d’urto della seconda ondata arrivata lo scorso autunno.

Tuttavia, come il virologo Fabrizio Pregliasco ha evidenziato, c’è un fattore che va tenuto presente. «All’epoca - ha precisato il medico - avevamo circa solo 400 persone in terapia intensiva, ora siamo oltre ai 2200. Partiamo da un livello già di impegno maggiore della parte più pesante dell’assistenza per questa patologia».

Il rischio è che naturalmente una crescita esponenziale del contagio possa corrispondere ad un considerevole aumento di persone che necessitano del ricovero in terapia intensiva fino a creare apprensione rispetto alla potenziale capacità di rispondere alla domanda del sistema sanitario.

L’Italia potrebbe, dunque, andare verso un’evoluzione simile a quella della seconda ondata. L’incognita sono i tempi e quanto servirà per poter rivedere numeri che siano simili a quelli autunnali. «Da come mi è stato riferito: tre-quattro settimane» ha rivelato Pregliasco. «Nell’arco di questo mese - ha proseguito il virologo - si può arrivare a valori che possano riprodurre la seconda ondata».

Varianti coronavirus, Pregliasco spiega cosa cambia

A incidere in questa possibile terza ondata, c’è l’effetto varianti. La più nota è quella inglese e tra le problematiche che rischiano di complicare gli scenari epidemiologici ci sono la maggiore contagiosità e la capacità di proliferare tra giovani e giovanissimi.

Alla buona notizia che per la fasce più verdi della popolazioni a un’infezione non corrisponde quasi mai una patologia severa, corrisponde un risvolto della medaglia negativo. «Per loro - ha evidenziato Pregliasco - - non è un problema. ma diventa un problema perché infezioni del tutto inapparenti facilitano la catena del contagio».

«La carica virale - ha spiegato il virologo - è anche superiore, la durata del periodo di contagiosità che nell’originale si attestava sui dieci giorni, qui è di quattordici giorni. La carica virale più ampia rende la nuvola dei droplets più pervasiva nello spazio».

Diventa importante, a quel punto, stabilire quali dispositivi di protezione personale potrebbero diventare utili come contromisure ai maggiori poteri delle varianti. «Le Ffp2, se di buona qualità, hanno - ha detto il professor Pregliasco - una maggiore protezione. Diventa un impegno economico. Per cui usiamo le mascherine chirurgiche come base, sostituendole perchè poi è importante».

Era noto, invece, che con il ceppo originario del virus occorressero diversi minuti prima che si avesse certezza di poter essere contagiati. Con le nuove varianti il rischio già segnalato da diversi esperti è che la distanza interpersonale di sicurezza debba essere maggiore per evitare guai e che potrebbero occorrere molti meno minuti ai fini del fatto che un contatto possa diventare un rischio.

«Sicuramente - ha precisato Pregliasco - c’è una maggior carica virale. Questo è l’elemento che aumenta lo spazio del rischio anche per contagio indiretto e sicuramente velocizza, elemento ancora non preciso perché gli studi non sono facili in questo ambito. Sicuramente purtroppo rende più efficace il momento del contatto e rende ogni contatto ancora più a rischio.» Leggi anche: Vaccino Covid Italia, Bassetti: «Abbiamo sbagliato tutto, peggior campagna vaccinale del mondo»