Terza dose vaccino in Italia, ci sarà? Il punto della situazione

L’ipotesi di un richiamo è sempre oggetto di dibattiti

Ci sarà una terza dose di vaccino in Italia? La risposta, al momento, non può essere univoca, ma deve essere affidata alle deduzioni che si possono trarre da quella che è un’analisi della situazione a livello internazionale.

Il primo punto da chiarire è che, al momento, la priorità resta proseguire il più possibile nell’immunizzazione con doppia dose per quanti, al momento per scelta o per contingenze diverse, hanno preferito non vaccinarsi.

Doppia dose vaccino, miglior arma per contrastare la variante Delta

Il punto di vista della scienza è chiara: non vaccinarsi equivale a convivere con il rischio che un’eventuale infezioni da Covid possa generare una sintomatologia severa. Rischio che, naturalmente, diventa più elevato se si considera la platea dei non vaccinati che appartengono alle fasce della popolazione considerate più vulnerabili rispetto ad una potenziale infezione.

Anche contro la variante Delta, al di là degli aspetti legati alla possibilità di contagiare e contagiarsi, c’è un’evidenza scientifica abbastanza chiara: i preparati offrono una protezione significativa e in larghissima percentuale.

Ciò su cui ancora la scelta attende valutazioni riguarda proprio la possibilità che possa servire una terza dose. Si attende di sapere, in sostanza, se a distanza di tempo sarà necessario o meno avere un’altra somministrazione che possa equivalere ad un nuovo impulso della risposta immunitaria.

Terza dose, in Israele si viaggia spediti

In quel caso accadrebbe ciò che, in sostanza, avviene già per altri vaccini diversi da quello per il Covid e per il quale da lungo tempo viene effettuata la politica dei richiami.

In Israele si è già dato il via per chi volesse avere una terza dose di vaccino, definita “booster”. Una scelta che, per il momento, non trova l’approvazione di altri organismi deputati a decidere ad altre latitudini.

Ciò non toglie, però che in Inghilterra si stia già predisponendo una macchina organizzativa adatta a somministrare la terza dose nel più breve tempo possibile. Un modo per giocare d’anticipo ed essere pronti, ma anche una circostanza che quantomeno a livello d’ipotesi la terza dose è un’opzione da considerare anche nel resto del mondo.

Terza dose in Italia, le parole di Silvio Brusaferro

Sono, dunque, significative le parole espresse dal professor Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato Tecnico Scientifico e presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in un’intervista rilasciata a La Stampa del 4 agosto 2021.

«Le vaccinazioni - ha precisato - sono iniziate a gennaio e mano a mano che monitoriamo la risposta immunitaria siamo in grado di valutarne anche la durata. Per ora sappiamo che va oltre i sei mesi. I nuovi studi dicono più di otto. Ma sono dati in via di aggiornamento. Per questo oggi non possiamo ancora dire se e quando sarà necessaria. Diverso è il discorso per gli immunodepressi che hanno una risposta più debole e per i quali si stima opportuno un richiamo a 6-7 mesi dal completamento del ciclo vaccinale».

Ci sarà dunque la somministrazione di una terza dose in Italia? Stando alle parole di una fonte autorevole come Brusaferro si può dedurre come ci siano ancora da fare le opportune valutazioni e analisi a livello scientifico per determinare le scelte future.