Terza dose vaccino Covid in Italia, ci sarà o no? Il punto della situazione

Si attendono risposte scientifiche che possano indicare la via giusta

Una terza dose di vaccino sarà necessaria? Se sì, quando? Sono domande che ricorrono e che fanno riferimento all’ipotesi che in Italia si debba somministrare un richiamo ai cittadini che si sono vaccinati.

Sono già 35 milioni quelli che hanno completato il ciclo vaccinale, 74 milioni le dosi somministrate e l’auspicio è che ovviamente i dati possano crescere fino a rendere sempre più contenuti i possibili effetti del Covid sulla salute delle persone, scongiurando di conseguenza l’ipotesi che si possano tornare ad avere numeri preoccupanti rispetto ai livelli di occupazione di reparti ordinari Covid e terapie intensive.

Terza dose vaccino in Italia, si attende la scienza

Tra paesi che hanno già iniziato a somministrare la terza dose e altri che stanno predisponendo un’organizzazione tesa a farlo, c’è curiosità per sapere quello che sarà scelto in Europa. A fare luce, a livello scientifico, su quelli che potrebbero esser gli scenari è stato l’epidemiologo professor Giovanni Rezza, ora direttore generale della Prevenzione sanitaria al ministero della Salute.

Rezza ha fatto capire come, ad oggi, per arrivare ad avere un quadro chiaro è necessario ottenere risposte scientifiche a quesiti di tipo scientifico. Il primo riguarda la durata dell’immunità, l’altro riguarda la conoscenza di quello che sarà il ruolo delle varianti nel confronto con l’efficacia dei vaccini, il terzo è se sarà possibile raggiungere l’immunità di gregge.

Tre punti da chiarire prima di pensare a terza dose

Rispetto al primo quesito Rezza ha lasciato intendere che oggi il «follow up» delle persone vaccinate è ancora troppo breve. Su questo punto occorrerà, dunque, attendere per valutare le valutazioni relative allo sviluppo della situazione anticorpi. E se pare che essi scendano «sembra che le risposte cellulari e la memoria dell’incontro con l’antigene virale persistono più a lungo di quanto si pensasse».

Rezza ha comunque sottolineato come la cosa sarà da valutare nel tempo, soprattutto considerata la necessità di tenere conto della «variabile individuale». Chiaro il riferimento alla necessità di vagliare ad esempio la situazione per le persone immunodepresse.

Terza dose vaccino? Intanto meglio vaccinare quante più persone possibili

Nel suo scritto pubblicato dal Corriere della Sera del 19 agosto Rezza ha evidenziato come ad oggi la variante più resistente al vaccino (la Beta) circoli in maniera limitata in Italia e che i vaccini proteggono con «elevata efficacia» dalle forme gravi di malattia la variante Delta, non sempre dall’infezione.

Questo naturalmente porta a una situazione in cui il virus può circolare, senza però creare danni considerevoli in una popolazione vaccinata. Interpretando le parole di Rezza si può dire come la vaccinazione resti fondamentale, non tanto per raggiungere l’immunità di gregge, quanto per riavere un ritorno alla normalità proteggendo le persone dalla malattia. Vaccinare il più possibile significa arrivare a quello stadio.

Ragionando sulle parole dello scienziato si può arrivare a concludere che vaccinare, in sostanza, vuol dire proteggere intanto il soggetto immunizzato. Avere tanti soggetti immunizzati permette di scongiurare il sovraccarico delle struture ospedaliere e limitare il problema Covid per la sanità pubblica.

Poi, una volta giunti ad avere gran parte della popolazione vaccinata, «continuando - ha scritto Rezza - per un po’ a mantenere dei comportamenti prudenti, dovremmo vedere anche degli effetti sulla riduzione della circolazione del virus».

Un’evoluzione delle cose che, a livello di lettura soprattutto dei più profani in materia epidemiologica, permette di offrire un quadro più chiaro rispetto alla mera indicazione dell’obiettivo «immunità di gregge».

Terza dose, occorre comunque farsi trovare pronti

Rezza, in merito all’ipotesi terza dose, ha concluso che che conviene «astenersi dal solito dibattito tra pro e contro, iniziando a programmare gli eventuali richiami, da effettuare in maniera graduale, sulla base delle necessità e delle evidenze scientifiche». Dovrà dunque essere la scienza a indicare la via da seguire rispetto ad una possibile ed eventuale terza dose.