Terza dose vaccino Covid, alcuni chiarimenti di Nicola Magrini (Aifa)

Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera

Chi dovrà, per primo, fare la terza dose del vaccino contro il Covid? Chi sono gli immunodepressi che, al momento, sembrano candidati ad avere priorità? Come spesso accade, sin dall’inizio della pandemia, sono tante le domande che si rincorrono in relazione ad un tema che, in qualche modo, riguarda tutti.

Terza dose vaccino Covid, strada appare tracciata

Andando a riassumere quelli che sono stati alcuni punti di vista scientifici, ed anche istituzionali, la situazione in relazione ad una possibile terza dose appare ormai chiara. Sulla base dei dati i vaccini sono sicuri ed efficaci, ma offrono una protezione che, pur restando, nel tempo potrebbe pare abbassarsi.

È sostanzialmente questo il presupposto che porta ad una terza dose, che va nella scia di un richiamo vaccinale che è una pratica che non rappresenta nulla di nuovo in medicina. Chiarito questo aspetto, si attende di capire il modus operandi relativo a quella che potrebbe essere la tabella di marcia relativa alle somministrazioni.

Rispetto alla prima tornata l’eventuale richiamo vaccinale contro il Covid non avrà né problemi organizzativi, essendoci già una struttura ormai consolidata, né di approvvigionamento. Archiviate queste potenziali e scongiurate criticità, arriverà il momento di capire chi dovrà eventualmente ricevere per primo la terza dose.

Terza dose vaccino Covid, parla il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini

Sono, in tal senso, significative le parole rilasciate dal direttore dell’Agenzia Italiana per il Farmaco Nicola Magrini in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera il 12 settembre. Il dirigente dell’Aifa ha spiegato come gli scenari debbano essere individuati attraverso la presa in considerazione di due categorie: gli immunodepressi ed il resto dei cittadini.

«Per i primi - ha chiarito Nicola Magrini - c’è una certa urgenza di garantire una migliore maggior risposta al vaccino, mentre per la seconda occorre fare una riflessione, sulla base delle evidenze disponibili, di quali sottogruppi possono beneficiare di un richiamo e in che tempi».

Chi sono gli immunodepressi?

Riguardo agli immunodepressi Magrini ha avuto modo di aggiungere ulteriori chiarimenti, facendo anche dei riferimenti agli appartenenti alla categoria in questione.

«Per i pazienti - ha specificato - con rilevante immunodepressione, ci sono chiare prove che non rispondono in modo ottimale alle due dosi. Per esempio i trapiantati o i malati oncologici che hanno ricevuto chemioterapie o i dializzati. Un richiamo consente l’aumento della risposta immunitaria e quindi una maggiore protezione. Per gli immunodepressi la terza dose va quindi intesa come il completamento del primo ciclo vaccinale per portare la risposta a livelli ottimali»

Nel resto della popolazione si ha la consapevolezza che, come detto da Magrini, “la risposta tende a ridursi” seppur in maniera graduale «dopo 6-9 mesi». «Tra questi - ha specificato il direttore generale Aifa - gli ultraottantenni, i pazienti delle Rsa e quelli a elevata esposizione al virus, come gli operatori sanitari, ai quali offrire in via prioritaria un richiamo».