Sospensione Johnson & Johnson chiesta in Usa, la situazione e il ruolo della proteina S1 in tutti i vaccini

Nel corso della trasmissione Tagadà di La 7 il professor Carlo Perno ha spiegato la situazione dal punto di vista scientifico

La somministrazione del vaccino Johnson & Jonshon sarà stoppata nei siti federali Usa in attesa di nuove indagini di sicurezza. Un provvedimento che è stato richiesto anche agli stati, in vista di ulteriori accertamenti.

È la notizia che rimbalza da oltre l’Atlantico, secondo cui la sospensione sarebbe stata richiesta dalla Food and Drug Administration e dai Centers for Disease Control.

Vaccino Johnson & Johnson: cosa è successo negli Usa

È una novità che non aiuterà a convincere chi è scettico o teme gli effetti dei vaccini in generale, ma ancora una volta è frutto di quello cha pare essere un atto di prudenza. Si parla, infatti, di soli sei casi a fronte di milioni di vaccinazioni.

Tutti gli episodi avrebbero riguardato donne in un range anagrafico compreso tra i 18 ed i 48 anni, generando una morte e un ricovero in condizioni critiche nello stato del Nebraska. Dalla Fda, in particolare, è arrivata una «raccomandazione» relativa all’opportunità di una pausa «per cautela».

Una notizia che naturalmente farà rumore, anche perché arriva nel giorno in cui sono attese in Italia 184mila dosi del vaccino Johnson&Johnson. Una situazione che ricorda molto da vicino quella che ha riguardato il vaccino di AstraZeneca.

In questi casi bisogna probabilmente lasciare da parte l’istintività scatenata dalla reazione a notizie di questo tipo e affidarsi alla scienza, tenuto conto che questi preparati hanno la caratteristica di essere validati ed approvati da enti regolatori.

Vaccino Johnson & Johnson, l’intervento del professor Carlo Perno

Diventa, però, molto interessante l’analisi della situazione offerta dal virologo Carlo Perno partendo dalle caratteristiche del Covid. «Questo virus - ha spiegato il professore nel corso della trasmissione Tagadà di La 7 - ha la capacità di generare trombosi, cioè coaguli nel sangue».

«Alcune di queste proteine, in particolare una, la S1, sono - ha rivelato lo scienziato - presenti all’interno dei vaccini».

«Non deve essere del tutto sorprendente - ha aggiunto - che possa esserci, anche se non è comprovato il rapporto di causa-effetto, che questa proteina in casi rari possa in qualche maniera interagire con l’organismo, generando una trombosi».

Ed è inoltre sbagliato immaginare ci siano, in un certo senso, vaccini di Serie A e di Serie B. «Vale - ha precisato il professor Perno - per tutti questi vaccini. Hanno tutti la stessa proteina che è la più immunogena, cioè quella che dà una risposta vaccinale maggiore».

Quando si parla, però, bisogna sempre prestare attenzione ai numeri che spesso non sono contenuti in titoli di notizie che, senza approfondimento, rischiano di diventare allarmiste.

«La richiesta di blocco, non ancora operativa, da parte della Fda - ha proseguito il virologo - nasce da 6 casi su 7 milioni di persone vaccinate. Sono esattamente le stesse percentuali di trombosi che noi abbiamo avuto in Europa e in Italia. Siamo nella fase dell’istruzione della pratica, stiamo cercando di capire cosa sta succedendo. Punto».

L’augurio è che naturalmente una misura precauzionale non venga interpretata nel modo sbagliato, come per certi versi è accaduto con AstraZeneca. Il vaccino, come è noto, resta l’arma più efficace per uscire dal tunnel del Covid.

#tagada Il virologo Carlo Perno spiega come funzionano i vaccini anti Covid e la proteina S1 che è quella parte del virus che causa trombosi: "Negli USA fermato Janssen per pochissimi casi, 6 su molti milioni"

Pubblicato da La7 su Martedì 13 aprile 2021