Situazione Covid in Italia, il punto del professor Massimo Galli

L’infettivologo del Sacco di Milano è intervenuto nel corso della trasmissione di Canale 5 Mattino 5

Il professor Massimo Galli non aveva fatto mistero del suo timore per le riaperture. La graduale ripartenza disposta dal governo presieduto da Mario Draghi, a partire dal 26 aprile, costituiva, a suo avviso, un rischio.

Riaperture 26 aprile, Galli era preoccupato

Quello della ripartenza fu un «rischio ragionato», come lo definì il premier, che non convinceva l’infettivologo del Sacco di Milano. «Calcolato male», disse, invece, il professor Galli da ospite della trasmissione Otto e mezzo di La 7 del 16 aprile.

Erano, evidentemente, i timori di chi, riteneva che i troppi cittadini positivi ancora in circolo ed una campagna vaccinale ancora lontana dai numeri inglesi potessero, in qualche modo, avere effetti non positivi sulla curva dei contagi. È noto come il professor Galli abbia spesso l’unico «torto» di dire ciò che gli altri non voglio sentir dire.

Nel senso che, dal suo punto di vista scientifico, è capitato di dover fare previsioni scomode e che si sono rivelate azzeccate. Le ultime hanno riguardato la possibile diffusione della variante inglese, divenuta poi prevalente. Ed è anche vero che le decisioni spettano alla politica, sebbene sia compito della medicina tracciare eventualmente i rischi.

Covid, per Galli è andata «meglio» del prevedibile

Ma un rischio è solo la descrizione di un’eventualità che non è detto si realizzi. E, a quanto pare, non si è realizzata. E il professor Galli, nel corso di Mattino 5, ha chiarito come sia andata «francamente meglio - ha dichiarato - di quanto ci si potesse aspettare, dal punto di vista dell’andamento di quella che è la fenomenologia del male. Cioè i ricoveri, gli ingressi in rianimazione ed anche i decessi».

L’abitudine al bollettino quotidiano rischia di far passare persino per incoraggiante l’idea che possano esserci «solo» poche decine di vittime al giorno. «I decessi - ha chiarito l’infettivologo - continuano ad andare come vanno, ma sono in realtà la drammatica coda di qualche cosa che è accaduto prima, direi. Non tanto di un nuovo ampliamento o di una nuova ondata».

«Abbiamo - ha evidenziato - qualche persona più giovane della media che finisce ricoverata. Stiamo in una situazione che non è esplosa e questo è un dato di fatto di cui sono più che felice». E rispetto alla possibilità che il pericolo quarta ondata sia scampato ha dichiarato: «Sì, credo di sì».

«Uno dei dati più - ha chiarito Galli - eclatanti del rapporto infezioni-vaccinazioni l’abbiamo avuto proprio nel nostro Paese. Da altre parti non è andata esattamente così. Quando abbiamo riaperto c’era ancora una bella differenza tra la nostra situazione e quella ad esempio della Gran Bretagna, che è comunque molto più avanti di noi in ogni caso nelle vaccinazioni».

«Al 24 maggio - ha evidenziato - avevamo 31.854.000 dosi somministrate, con 10.177.000 persone che avevano completato la vaccinazione e diciamo, arrotondando, 52 dosi ogni 100 abitanti. Il Regno Unito ne ha 61 di milioni di dosi».

Covid, la vaccinazione «polarizzata» ha fatto la differenza

Il professore ha, inoltre, chiarito quali potrebbero essere i fattori nei risultati avuti in Italia. «Credo - ha evidenziato - che si sia abbastanza ben polarizzata, da un certo punto in poi e finalmente, l’attribuzione delle vaccinazioni alle componenti più fragili e verosimilmente abbiamo reagito in generale come popolazione con una capacità di risposta al vaccino che è stata complessivamente estremamente positiva, al di là di quelle che potevano essere le proiezioni fatte che potevano essere fatte con un minimo di logica e attenzione ai dati».

Galli sottolinea che il virus circola ancora

«Il mio mestiere - ha precisato l’infettivologo - non è quello di andare a dire: fate come vi pare sulla base della speranza e dell’opinione, il mio mestiere è andare a dire: guardate che le cose stanno in questo modo e ci sono queste componenti di importante rischio».

E poi un passaggio chiaro sulla situazione: «Non è che in questo momento non ci siano infezioni nel Paese. Ci sono infezioni in strati di popolazione che tendenzialmente non finiscono in ospedale e non hanno il rischio di fare una malattia grave».

«La presenza e la è permanenza del virus circolante - ha chiosato Galli - è comunque un evento che rappresenta in ogni caso un pericolo, tenendo conto che poi il virus non è che stia fermo ad aspettare i nostri comodi. Il virus si muove non soltanto da una persona all’altra ma anche cambiando lui i suoi assetti. Mutando insomma».