Situazione Covid in Inghilterra e terza dose, ecco cosa ha detto il prof. Andrea Crisanti

Situazione Covid in Inghilterra e terza dose, ecco cosa ha detto il prof. Andrea Crisanti

Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova è stato ospite della trasmissione Piazza Pulita di La 7

50.000 morti all’anno per Covid. È il numero che, secondo il professor Andrea Crisanti, l’Inghilterra rischia in relazione ad una situazione di diffusione del virus che oggi parla di decine di migliaia di infezioni al giorno. Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova si è anche espresso sul tema terza dose.

Situazione Covid in Inghilterra, nessuna restrizione in atto

Nel corso della trasmissione Piazza Pulita, in onda giovedì su La 7, si è parlato del fatto che in questo momento oltre Manica si siano praticamente abbandonate anche le norme individuali. Il conduttore Corrado Formigli ha raccontato la propria esperienza personale sottolineando come all’interno di un cinema a Londra, ad Halloween, si fosse trovato in mezzo a centinaia di persone sprovviste di mascherina. Circostanza che, al momento, segnala come l’approccio tra l’Italia e l’Inghilterra sia diverso, tenuto conto che molte misure prudenziali sono ancora in vigore in territorio italiano.

Le parole di Crisanti sulla situazione inglese e i rischi

E, al momento, la situazione tra i due paesi sembra diversa, se si considera che il numero delle infezioni giornaliere è sostanzialmente diverso. «In Inghilterra - ha spiegato il professor Andrea Crisanti - ci sono 50-60.000 casi al giorno e forse sono anche un po’ sottostimati».

Da una parte si ha la protezione dei vaccini, dall’altra la totale mancanza di regole che possano in qualche modo frenare la diffusione del virus. «L’Inghilterra - ha evidenziato Crisanti - in qualche modo ha raggiunto un equilibrio tra la protezione indotta dal vaccino e la capacità di trasmettersi in assenza di nessuna misura di precauzione. È un prezzo che stanno pagando con 160-180 morti al giorno».

Un dato che se moltiplicato per i 365 giorni di un anno porta ad un bilancio particolarmente pesante. «Sono - ha evidenziato lo scienziato - 50.000 morti all’anno. L’Inghilterra ha circa 600.000 decessi in un anno, il che significa che il 10% della popolazione muore per una malattia trasmissibile potenzialmente prevenibile. A me sembra tanto, lo dico sinceramente».

Terza dose, il punto di vista Crisanti

Si parla, inoltre, della necessità di terza dose. «La maggior parte della popolazione italiana - ha chiarito il professore - si è vaccinata tra l’inizio di aprile e la fine di luglio. La maggior parte della popolazione di Israele si è vaccinata tra la metà di dicembre e la fine di aprile, quindi c’è uno sfasamento di quattro-cinque mesi. La ragione per cui siamo protetti è perché rientriamo ancora in quella finestra di protezione di sei-sette mesi dalla vaccinazione. Se diamo retta ai dati di Israele, ma anche ai dati pubblicati recentemente su Lancet su quattro milioni di casi, dicono chiaramente che la protezione del vaccino dopo sei mesi contro l’infezione cala dal 95% al 40%, la protezione contro le complicazioni cala dal 90% al 65%. Su questo non ci piove».

L’altra questione riguarda la platea a cui va somministrata la terza dose. «Dipende - ha spiegato il professore - dall’obiettivo. Se vogliamo proteggere i fragili, gli oncologici e gli anziani si fa la terza dose a queste persone, se vogliamo abbattere la trasmissione bisogna fare la terza dose a tutte la popolazione. Sono due obiettivi diversi. È chiaro che la strategia cambia a seconda dell’obiettivo».