Autore: Giacomo Mazzarella

Sindrome della capanna: la patologia post quarantena che rischia di colpirci

Siamo sicuri che una volta finito il lockdown, saremo capaci di uscire cine nulla fosse?

Probabilmente oggi, se qualcuno chiedesse ad un italiano qualsiasi, cosa vorrebbe di più per la sua vita, la risposta sarebbe: «la fine della quarantena». Il lockdown, la chiusura più o meno forzata in casa, questa specie di arresto domiciliare a cui siamo sottoposti, ogni giorno che passa diventa più pesante ed opprimente. Attività lavorative ancora chiuse (la fase 2 riguarda poche imprese e attività), uscite di casa solo per necessità, lavoro, urgenze, fase la spesa, passeggiatine in solitaria o quasi.

Tutto da giustificare con tanto di autocertificazione a Carabinieri, Vigili Urbani, Polizia e ogni organo competente al controllo. L’amata libertà di tutti noi, sacrificata per il coronavirus, per il bene superiore che è la salute. Ed ecco che tutti noi non vediamo l’ora che l’incubo Covid-19 finisca. Ma ci potrebbero essere problemi anche dopo. Molti non hanno mai sentito parlare della sindrome del prigioniero, o sindrome della capanna. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Sindrome della capanna

A seguito delle restrizioni, della quarantena o del lockdown, in molti potrebbero avere difficoltà ad uscire di casa. Il motivo di questa situazione inconscia ha un nome. Si chiama sindrome della capanna. Il lockdown ha fatto perdere il lavoro a molti, gli effetti familiari a tanti altri. A tutti però ha tolto le abitudini.

E così potrebbe essere che in molti italiani adesso che di potrà uscire di casa liberamente i quasi, cioè a fine lockdown, potrebbe materializzarsi questa patologia. L’abitudine a non uscire, l’isolamento in cui di vive, potrebbe produrre in molti italiani la sindrome del prigioniero, una sorta di paura o scarsa volontà a voler uscire di casa.

Sindrome della capanna, chi ne soffre

Perché uscire se in casa si può comprare tutto comodamente da casa, tramite e.commerce? Dopo mesi di isolamento forzato, è probabile che ci satanno difficoltà a tornare ad uscire con più libertà. Molti inconsciamente potrebbero trovare piacere a restare a casa, a fare quelle cose che oggi su fanno perché imposte, ma che alla fine potrebbero piacere.

E molte persone di sono inconsciamente costruite fortezze interne a loro stessi, che sarà difficile smuovere. La sindrome del prigioniero potrebbe spingere molti ad avere difficoltà a riaffacciarsi al mondo esterno. Il nome sindrome della capanna è stato coniato negli Usa ed utilizzato per ciò che accadeva a popoli di regioni con lunghi inverni a temperature rigidissime.

Persone che una volta finito l’autentico letargo a cui erano soggetti in inverno, nel momento di uscire di casa, avvertivano quasi un senso di inadeguatezza e incertezza. Difficoltà a tornare ad interfacciarsi con un mondo diverso di quelli di casa loro. Un po’ quello che raccontano i carcerati che escono dopo aver scontato lunghe pene dietro le sbarre.