Autore: B.A

Silvia Romano: perquisizioni, protezione e retroscena di una strana storia

Emergono nuovi retroscena sulla vicenda della cooperante rapita in Kenya.

Insulti social, bottiglie lanciate contro il balcone di casa, l’antiterrorismo che perquisisce la sede della Onlus che ha mandato Silvia in Africa. Succede di tutto nella vicenda di Silvia Romano, la cooperante rapita a Chiamarla in Kenya, che per 18 mesi è stata nelle mani dei terroristi di Al-Shaabab. La storia di Silvia è ancora al centro dell’interesse dell’opinione pubblica, tanto è vero che un po’ha distratto l’attenzione dalle problematiche sanitarie ed economiche del coronavirus. Una storia che ha molti lati oscuri, oggi che la cooperante è stata liberata e ieri quando Silvia fu rapita. Ecco gli ultimi sviluppi della vicenda.

Silvia sotto protezione

Silvia Romano adesso di chiama Aisha ed è islamica. Sono gli effetti della conversione che la ragazza dice di aver effettuato spontaneamente. Dopo aver chiesto di poter leggere il Corano, dopo aver imparato un po’ di arabo, Silvia Romano ha deciso spontaneamente di diventare musulmana. Non è incinta e non si è sposata con uno dei suoi carcerieri. Ha solo cambiato religione, tanto è vero che è scesa dell’aereo che la riportava in Italia dopo 18 mesi di prigionia tra Kenya e Somalia, con il vestito tipico delle donne di tradizione musulmana, con il capo coperto.

Nonostante gli 007 che la scortavano sull’aereo, le chiedevano di cambiare abiti, la giovane non ha voluto togliersi il vestito islamico. Lo ha rivelato lo zio della ragazza, che ha sottolineato come Silvia continui a dire che i rapitori non gli hanno torto un capello e che la scelta sull’Islam è stata volontaria da parte di Silvia.

Proprio questa sua scelta lascia un velo di mistero sulla vicenda, tanto da scatenare l’odio di molti nei confronti di Silvia. Un odio social ma anche fisico, dal momento che oltre agli insulti sui social network, qualcuno ha lanciato una bottiglia di vetro contro il balcone della famiglia della ragazza. Una bravata di due ragazzi in motorino che erano ubriachi, così la famiglia di Silvia ha commentato l’accaduto.

Una tesi che anche le forze dell’ordine tendono a seguire, anche se gli investigatori del Ros continuano a tentare di identificare neofascisti, xenofobi ed estremisti. E questo ha fatto scattare anche una misura di sicurezza per la ragazza. Oltre alla bottiglia, ci sono continui squilli di ignoti al citofono, per una situazione che sta vivendo Silvia Romano, che ha fatto scattare l’allarme.

Per la ragazza si temono gravi ripercussioni dal punto di vista fisico e da quello psicologico. Proprio per questo nel pomeriggio di ieri il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha disposto la «vigilanza generica radiocontrollata», il passaggio precedente quello di mettere sotto scorta una persona.

Le polemiche sulla Onlus

Sempre sulla vicenda di Silvia Romano, va registrata una operazione del Ros. Infatti sono scattate le perquisizioni nella sede di Fano, della Onlus che mandò Silvia in missione. Infatti, Kenya sono da chiarire alcuni aspetti relativi alle modalità con cui Silvia fu spedita in Kenya da parte della Onlus “Africa Milele”, su cui la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. La responsabile della società No Profit, Lilian Sora è colei che aveva organizzato il viaggio in Kenya di Silvia.

La famiglia di Silvia e la stessa ragazza hanno sempre accusato la Sora di aver mandato letteralmente allo sbaraglio la ragazza. Ma la responsabile della Onlus nega ogni addebito, dal momento che l’invio di Silvia a Chakama era organizzato in modo tale che all’arrivo in Kenya la ragazza doveva arrivare in con altri due volontari ed in più a Chamaka avrebbero dovuto riceverla due masai, tra cui uno compagno della Sora.

Il problema è che per un motivo inaspettato, la ragazza rimase sola a Chamaka, non seguendo gli altri a Malindi. Questo il 19 novembre 2018, il giorno prima del rapimento, avvenuto il 20 novembre proprio a Chamaka. Negligenza e disorganizzazione sono le accuse che la famiglia di Silvia ha riversato contro la Onlus, e forse qualcosa di vero è pur vero. Infatti i Carabinieri del Ros erano venuti a conoscenza del fatto che la giovane si trovava in Kenya senza assicurazione per malattia o infortunio.