Autore: Annarita Faggioni

Sfregio a La Sirenetta di Copenhagen

Sfregio alla statua de «La Sirenetta», simbolo di Copenhagen, ma anche dell’intera Danimarca

Sfregio alla famosa statua de «La Sirenetta» in Danimarca. Infatti, la statua ha subìto sulla base una scritta "Racist Fish", ovvero «Pesce razzista».

Il riferimento è al movimento nato dopo la morte di George Floyd e che, purtroppo, in alcune zone del mondo è degenerato in attacchi o vandalismi contro le statue di personaggi del passato considerati razzisti.

Negli Stati Uniti, infatti, è stata abbattuta la statua di Cristoforo Colombo, mentre in Italia c’è stato l’atto degli studenti sulla statua di Indro Montanelli.

In Danimarca, quindi, avviene un altro episodio, questa volta ai danni de «La Sirenetta». Ancora ignota la mano che ha compiuto il gesto.

"La Sirenetta": cosa rappresenta la statua e curiosità

In realtà, questa statua della sirena appoggiata su uno scoglio non ha alcun riferimento razzista. Infatti, la statua è del 1913 e raffigura la protagonista della storia di Andersen.

La scultura è alta 1 metro e 25 centimetri e pesa 175 chili. Quella esposta è una copia della statua originale, creata da Edvard Eriksen e che si ispira a sua moglie Eline. A chiedere la realizzazione della statua fu Carl Jacobsen, mecenate e proprietario del birrificio Carlsberg all’epoca.

Alla fine, la statua fu regalata alla città. Il riferimento al razzismo potrebbe essere alla versione della Disney della storia (peraltro lontana anche dall’idea di Andersen). Infatti, durante il film si mostra un pesce color nero che sembra rappresentare i pregiudizi sugli afro-americani, quando i vari pesci cantano "In fondo al mar".

Non si tratta del primo atto vandalico

In realtà, la statua de «La Sirenetta» ha subìto nel tempo numerosi atti vandalici, di cui questo del 2020 è soltanto l’ultimo.

Il primo fu nel 1961, quando ci furono due attacchi. Nel primo, si disegnarono sulla statua indumenti intimi quasi a «coprirla». Nel secondo, si tinse la scultura di rosso. Poi, nel 1964, il Movimento Situazionista tagliò la testa alla statua.

Da allora, non c’è più il volto della moglie dell’artista, ma una copia. Nel 1984, alcuni attentatori segarono un braccio della statua, per poi restituirlo alla comunità.

Nel 1990, nuovi attentatori provarono a decapitare di nuovo «La Sirenetta», non riuscendoci, ma creando un taglio profondo. Da quel momento, all’esterno c’è solo una copia della statua.

Il 6 Gennaio 1998, ancora un nuovo gruppo riuscì a decapitare la statua, facendo arrivare la testa in forma anonima alle autorità. Nel 2003, ci pensarono i bombaroli, usando proprio delle bombe per far saltare in aria la statua.

Nel 2004, in una manifestazione, la scultura fu vestita con un burqa. Nel 2006, nel giorno della Festa della Donna, comparve un dildo sulla sua mano.

Infine, oggi arriva l’ultimo attentato, che parla di un Pesce Razzista. Si tratta di un altro capitolo della saga per quanto riguarda gli sfregi a questa statua. L’unica amara sorpresa è che dietro ci sia in realtà una protesta giusta, cioè la lotta del movimento Black Lives Matter.