Servirà una terza dose del vaccino? Secondo uno dei padri di AstraZeneca non è detto

Il professor Andrew Pollard, docente di Oxford, ha parlato in un’intervista a Repubblica

Il professor Andrew Pollard è uno degli scienziati a cui il mondo deve la concreta chance di uscire dall’incubo Covid. Il docente di Oxford è, infatti, a capo delle sperimentazioni del vaccino di AstraZeneca.

Repubblica, nella sua edizione del 23 maggio, gli ha dedicato un’ampia intervista. Un’interlocuzione in cui è stato possibile capire quello che oggi è il punto di vista scientifico di chi, probabilmente, più di altri è in grado di dire quale sarà la relazione tra vaccini, Covid e futuro.

Vaccino AstraZeneca grande protagonista in Gran Bretagna

Un preparato discusso anche troppo per effetto di una comunicazione (ad ogni livello, rivedibile), ma la cui efficacia trova un riscontro incontrovertibile nella situazione epidemiologica presente oggi in Gran Bretagna. Nel Regno Unito i numeri parlano chiaro.

Persino gli eventi avversi a livello internazionale, che capitano e in alcuni casi in maggior numero con farmaci che si prendono quotidianamente senza pensarci troppo, risultano essere davvero rarissimi. Il fatto assodato è che un caso avverso a fronte di milioni e milioni di vaccinazioni avvenute senza problemi fa sempre più notizia.

Terza dose AstraZeneca? Gli scenari secondo il professor Andrew Pollard

Si inizia, ad esempio, a dare per scontato l’ipotesi che possa occorrere un richiamo alle vaccinazioni in atto. Per tutti i vaccini a doppia dose, come lo stesso AstraZeneca, l’ipotesi è che ne possa servire una terza.

Un’esigenza che, fornendo una spiegazione «grossolana», potrebbe nascere dalla necessità di dare un nuovo impulso agli anticorpi o magari avere somministrato un preparato in grado di essere più efficace contro la possibile emersione di nuove varianti, eventualmente fastidiose per i vaccini.

Quella di una terza dose, però, secondo Pollard non è una prospettiva certa. «Forse no, vedremo. I vaccini - ha evidenziato - ci stanno dando una protezione eccezionale, in Europa e nel Regno Unito. Ancora non sappiamo se l’immunità acquisita svanirà nel tempo, né l’impatto delle varianti».

Vaccino e varianti, come la pensa uno dei «padri» di AstraZeneca

Parole che, in un certo senso, paiono andare in controtendenza con paesi che si stanno preparando all’idea di una nuova somministrazione. Addirittura già in autunno per i primi vaccinati.

«Niente - ha dichiarato il professore - è deciso. Se mai dovesse essere necessaria, bisognerà vedere quali e quante persone vaccinare per la terza volta, magari solo gli anziani a causa della loro immunità più fragile nel tempo. Mentre tutti gli altri magari avranno infezioni leggere, anche per anni dopo la seconda dose. Se invece il virus mutasse così tanto da bucare i vaccini, allora un’ampia fetta di popolazione avrà bisogno di una terza somministrazione. Ma a oggi mi pare uno scenario estremamente improbabile».

Nel corso dell’intervista Pollard ha avuto modo di chiarire come la cosa più importante per il futuro sarà valutare se i vaccini saranno in grado di evitare i ricoveri in ospedale, senza focalizzarsi troppo su ogni singola variante che dovesse emergere. E, ad oggi, il docente di Oxofrd ha sottolineato come «tutti i vaccini sembrano decisamente efficaci contro le manifestazioni più gravi del Covid, nonostante le varianti».