Semestre bianco di Sergio Mattarella: cosa significa e cosa succede

L’articolo 88 della Costituzione specifica la situazione

Martedì 3 agosto 2021, per l’Italia scatta il cosiddetto semestre bianco. Una fase che è disciplinata dall’articolo 88 della Costituzione e in cui il presidente della Repubblica, in questo caso Sergio Mattarella, non può più optare per lo scioglimento delle Camere e andare a nuove elezioni. Una norma che corrisponde dalla piena entrata negli ultimi sei mesi di presidenza di un capo dello Stato. Sì, perché a febbraio 2022 sarà il momento di eleggere un nuovo inquilino del Quirinale e solo dopo, eventualmente, si potrà tornare alle urne.

Semestre bianco, Mattarella verso la fine del mando

Ecco cosa dice l’articolo 88: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura».

Il così detto «semestre bianco» è dunque il frutto di una norma che mira a tutelare i principi democratici che ispirano la Costituzione. L’idea teorica era che, a poca distanza dalla fine del proprio mandato, un capo dello Stato potesse magari trovare un pretesto per sciogliere le Camere e, in qualche modo, prorogare i propri poteri o condizionare le elezioni successive.

Semestre bianco: il capo dello Stato conserva molte funzioni

Un quadro che, però, offre una potenziale criticità nel momento in cui nell’ultima fase di un mandato di un capo dello Stato dovesse aprirsi una crisi di governo. Proprio per questo ci sono diversi tecnici della materia costituzionale che si interrogano sull’opportunità di mantenere una norma che si preoccupava di contenere eventuali possibili derive autoritarie che si temevano ai tempi in cui la Costituzione veniva scritta. A fronte, invece, di potenziali e costanti dissidi tra forze politiche di maggioranza sgravate dal pensiero che una crisi possa portare a nuove urne.

Negli ultimi mesi il ruolo del presidente della Repubblica non è depotenziato, a fronte dell’impossibilità di sciogliere le camere. Tra le sue facoltà restano, ad esempio, quelle relative alle nomine, al rinvio delle leggi e soprattutto quella di far valere la propria autorevolezza nelle dinamiche del Paese: sia nel parlare ai cittadini che nell’interagire con quanti operano nel campo della politica.

Prossimo presidente della Repubblica a febbraio

Un’eventuale crisi di governo tale da rendere necessario il ritorno alle urne avrebbe come uniche vie d’uscita la prosecuzione di un esecutivo tenuto ad espletare le pratiche di ordinaria amministrazione o l’eventuale decisione del capo dello Stato di dimettersi in anticipo e aprire la strada all’elezioni di un suo successore che, a quel punto, sarebbe legittimato a procedere allo scioglimento delle camere. L’obiettivo è adesso arrivare a febbraio 2022, quando ci sarà il successore di Sergio Mattarella.