Autore: G.M

25
Lug

Sea Watch, la Procura ricorre in Cassazione contro la scarcerazione della Rackete

Il Gip non ha motivato bene il provvedimento di scarcerazione, questo ciò che dice la Procura.

Nella notte tra il 28 ed il 29 giugno scorso, intorno alle due del mattino, la Sea Watch dopo 17 giorni di navigazione e dopo 3 giorni in cui è stata al largo dell’isola siciliana di Lampedusa, attraccò al molo italiano. Nonostante il blocco imposto dal nostro Ministro dell’interno Matteo Salvini e nonostante la presenza in acqua della Guardia di Finanza, Carola Rackete spinse la nave olandese della Ong tedesca (anche Carola è tedesca) fino al porto di Lampedusa addirittura toccando e rischiando di schiacciare la motovedetta dei nostri militari.

Questo è uno dei fatti di cronaca più popolari degli ultimi mesi. Il capitano della Sea Watch 3 fu prima arrestato per provvedimento della Procura di Agrigento con pesanti accuse che andavano dalla violenza a nave da guerra italiana al favoreggiamento della immigrazione clandestina. Infatti a bordo della nave c’erano 40 profughi recuperati dalla imbarcazione nel Mediterraneo. L’arresto avvenuto la stessa notte non appena la Rackete arrivò a Lampedusa, con tanto di disposizione di custodia cautelare (la Rackete fu messa agli arresti domiciliari), non fu confermato dal Gip che di fatto liberò il capitano. Una scarcerazione che fa ancora discutere e che per qualcuno di un grave errore da parte del Giudice per le indagini preliminari.

Un grave errore non confermare gli arresti

La scarcerazione di Carola Rackete decisa dal Gip di Agrigento, cioè Alessandra Vella, fu un errore, questo ciò che pensa la Procura di Agrigento che tra l’altro è l’organismo che decise di mettere agli arresti domiciliari la capitana della nave Sea Watch.

La Procura parla di conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata quella che ha stabilito il Gip in sede di scarcerazione della Rackete. La Procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio ha deciso di presentare ricorso in Cassazione proprio contro la mancata convalida dell’arresto della capitana tedesca alla quale il Gip aveva imposto solo il divieto di dimora in provincia di Agrigento.

Le motivazioni del ricorso

Nel testo del ricorso presentato dalla Procura alla Suprema Corte di Cassazione, ci sono le motivazioni per le quali la Rackete sarebbe dovuta restare ai domiciliari. Secondo la Procura il provvedimento di scarcerazione non è motivato. Non ci sono le prove che il Gip abbia verificato se la scusa addotta dalla Rackete, che parlò di attracco forzoso per problematiche sanitarie dei 40 migranti e soprattutto, per dovere di soccorso rispetto al fatto che aveva recuperato 40 migranti, era attendibile.
La Rackete infatti ha così giustificato la sua azione che è stata abbastanza irruenta.

Il Gip, come si legge nel ricorso, ha solo affermato che l’azione della Rackete trovava giustificazione nel dovere di soccorso dei migranti. Una giustificazione dell’azione e della scarcerazione alquanto semplicistica che viola l’obbligo di un collegio giudicante di approfondire il tutto prima di emettere una decisione sulla convalida o non convalida di un provvedimento di fermo.
Secondo la Procura non può bastare il dovere di soccorso a giustificare ciò che ha fatto la Rackete la notte di Lampedusa, quando palesemente ha violato le disposizioni del governo italiano mettendo anche a repentaglio la motovedetta della Guardia di Finanza ed i 5 militari italiani a bordo.