Scuola: si va verso il ritorno alla didattica a distanza?

Scuola: si va verso il ritorno alla didattica a distanza?

Le nuove varianti del Covid e i numeri dei contagi autorizzano a pensare che presto si tornerà alla Dad e a scuole chiuse.

Continua ad essere tormentato l’anno scolastico in corso di svolgimento. L’anno scolastico 2020/2021 passerà inevitabilmente agli annali per via del Covid, dal momento che rispetto allo scorso anno di studio (solo da marzo 2020 iniziarono i problemi pandemici), quello attuale ne è stato influenzato in maniera totale.

Scuole chiuse in tutta Italia, poi aperte a intermittenza, lockdown locali, classi in quarantena e alunni o studenti a casa sono stati la costante. Da poco riaperte le scuole rischiano una nuova chiusura. È ciò che si legge sul sito “laleggepertutti.it” dove si avanza l’ipotesi di un ritorno in pieno alla didattica a distanza.

Perché questo rischio e cosa sta succedendo in Italia sono cose che necessitano di un approfondimento, soprattutto perché l’allarme scatta dall’interno degli Istituti e non dalla politica o dagli esperti.

I dirigenti scolastici sono preoccupati

Dal Lazio escono fuori serie preoccupazioni circa la prosecuzione dell’attività didattica in presenza. Lo dimostrano le parole che fuoriescono da diversi dirigenti scolastici, in primis Mario Rusconi, Presidente dell’Associazione nazionale presidi.

«La situazione è preoccupante. Se doppia mascherina o protezioni Ffp2 non dovessero bastare, è necessario mettere le classi in quarantena e ricorrere alla didattica a distanza», così si è espresso un preoccupato Rusconi.

Naturalmente l’allarme di Rusconi riguarda il suo ambito territoriale, ovvero gli Istituti della Regione Lazio, ma è inevitabile immaginare che le stesse preoccupazioni o le stesse problematiche possano essere perfettamente legate ad altri ambiti territoriali e ad altre Regioni dello Stivale.

Adesso i giovani sembrano i più vessati dal virus

Si è iniziati con la pandemia, definendo gli anziani come i soggetti più a rischio di fronte ai contagi e agli effetti più letali del virus. E forse ancora oggi è così dal punto di vista dei ricoveri e dei decessi per Covid-19. Ciò che allarma però sono i numeri che il Ministro Speranza ha diramato in queste giornate, numeri dei contagi e di un trend che sembra essere diametralmente cambiato.

Se è vero che sono ancora gli anziani e quelli con patologie a rappresentare il numero maggiore dei decessi per Covid in Italia, il report della Cabina di regia indica che la fascia d’età 8-19 anni è quella più bersagliata dal virus, dal punto di vista della contagiosità dello stesso.

Per la scuola il discorso è particolare perché vige l’autonomia decisionale regionale ed anche comunale. E anche oggi ci sono Istituti dove le lezioni proseguono senza intoppi e altri dove tutto è fermo, oppure Istituti con classi in aula ed altre a casa in Dad. La chiusura delle scuole infatti è un potere che per esempio hanno anche i singoli Sindaci.

In Abruzzo per esempio, tutte le scuole della Regione sono in Dad. E così la provincia Autonoma di Bolzano. In Puglia invece si è adottata la Didattica integrata, con classi divise tra studenti in aula ed altri a casa. Poi ci sono i casi del Bresciano, della bergamasca, di Cecina. In altri termini, la situazione verte verso il ricorso alla Dad un po’ ovunque.

Ed anche il fatto che nel nuovo Dpcm si inizia ad ipotizzare (ma siamo solo nel campo delle supposizioni), una zona arancione su tutto il territorio o una zona arancione rafforzata (con le scuole chiuse) non lascia presagire nulla di buono per gli studenti.