Scuola dopo Pasqua e test salivari, l’analisi di Pregliasco

Scuola dopo Pasqua e test salivari, l'analisi di Pregliasco

Il rientro a scuola dopo Pasqua anche in zona rossa è un’ipotesi su cui disquisisce. Per i dettagli sulla strategia sarà necessario attendere qualche giorno, ma si inizia ad ipotizzare la strategia dei test a tappeto per farlo in sicurezza.

Riapertura scuole dopo Pasqua anche in zona rossa, se ne parla ormai in maniera insistente. I livelli di discussione sono ancora molteplici, tenuto conto che per prima cosa bisognerà valutare l’evoluzione epidemiologica dei prossimi giorni.

Dopo Pasqua ci si avvia, comunque verso un ulteriore periodo senza zone gialle. A partire dal 7 aprile ci sarà un nuovo Dpcm o decreto che si occuperà di regolare anche il mondo della scuola.

Le strategie che si stanno valutando sono finalizzate, ad esempio, a rendere concreta l’ipotesi di riaprire ad esempio in zona rossa quantomeno gli alunni di materne ed elementari.

Rientro a scuola dopo Pasqua: molto da definire

Gli esperti si dividono sul fatto che la scuola possa diventare un veicolo di contagio. Portare tanti giovani e giovanissimi e in uno stesso ambiente per diverse ore è uno scenario che, in teoria, mal si concilia con la necessità di rispettare tutte le norme anti-Covid. Esistono, però, norme e protocolli che consentono di limitare fortemente i rischi e rendere gli istituti scolastici ambienti sicuri.

Non manca, però, chi sottolinea come la seconda ondata sia arrivata proprio nel momento in cui sono state riaperte le scuole. Rispetto alle diverse posizioni esistenti il virologo Fabrizio Pregliasco ha inteso fare un discorso più ampio nel corso della sua partecipazione alla trasmissione L’aria che tira di La 7.

Ha infatti sottolineato come «cronologicamente», la seconda ondata sia effettivamente «arrivata dopo l’apertura delle classi», chiarendo come però nella valutazione della situazione ci siano altri elementi da considerare.

«Il tracciamento - ha evidenziato - un po’ si è perso. Una quota parte rilevante, come purtroppo sappiamo, di casi un po’ sfugge, ma soprattutto non ne riusciamo ad individuare la catena effettiva».

Scuola dopo Pasqua, il rischio sarebbe fuori

Rispetto alla scuola come ambiente, il professore ha spiegato come nell’analisi dei rischi bisogna estendere la visione ad aspetti che risiedono al di fuori degli istituti scolastici o comunque delle attività legate all’istruzione.

«A scuola, come tale, se si seguono - ha evidenziato - le procedure, e ne ho contezza di questa sistematicità, lì il rischio non c’è. Il problema è tutta la mobilità che ci sta attorno, gli elementi di interscambio, famiglie e quant’altro. Dipende anche dal tipo di scuola: una cosa è il nido, piuttosto che invece scuole con ragazzi più grandi».

L’ipotesi di riaprire le scuole anche in zona rossa dopo Pasqua potrebbe passare da test diagnostici rapidi che possano permettere un monitoraggio degli studenti.

Per riportare gli studenti a scuola in sicurezza dopo Pasqua si sta ipotizzando di effettuare dei test a tappeto. La strategia avrebbe i seguenti punti da seguire:

  • test alla riapertura e poi con cadenza settimanale
  • utilizzo di test salivari rapidi a tutti gli studenti
  • in caso di positività tamponi molecolari a tutta la classe
  • ipotesi di utilizzo di militari e uomini della Protezione Civile all’ingresso degli istituti

Test salivari coronavirus per la scuola, Pregliasco: «Elemento importante»

Per i test salivari, al momento, si attende ancora il via libera che però potrebbe arrivare prima di Pasqua. «Non sono ancora validati dall’Istituto Superiore di Sanità - ha precisato Pregliasco - ma credo e spero che la cosa possa avvenire rapidamente . C’è una consolidata serie di dati che ci dicono che questi antigenici con questa raccolta dati meno fastidiosa e soprattutto adatta ai più piccolini, meno invasiva, può essere realizzata con buona efficacia. Ovviamente con una conferma, in caso di positività, come si è detto di tamponi molecolari per tutta la classe».

«Credo - ha chiosato il professore - potrebbe essere un elemento importante e appunto l’idea è quella di fare un tampone all’inizio e poi settimanale. Il problema è organizzativo».