Autore: Redazione

Lega Nord - Mobilità - Matteo Salvini - Milano

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Gen

Salvini il più assenteista al Comune di Milano. Intanto la Lega licenzia i dipendenti

La Lega Nord ha mandato a casa gli ultimi 24 dipendenti rimasti dopo i 71 esuberi del 2014. Intanto il suo leader Matteo Salvini risulta essere il più assenteista tra i consiglieri di Milano.

La Lega Nord mette in mobilità gli ultimi 24 dipendenti rimasti. Il partito di Matteo Salvini nel pomeriggio di ieri ha notificato ai suoi ormai ex lavoratori la notifica dell’esubero, dopo che nel 2014 altri 71 erano stati mandati a casa.

La Lega licenzia, mentre i numeri forniti dal Comune di Milano ci raccontano come il consigliere comunale Matteo Salvini sia il meno presente nei lavori di Palazzo Marino. Un vezzo quello del leader del carroccio, visto che spesso viene tacciato di assenteismo per la sua scarsa presenza anche all’Europarlamento di Bruxelles.

Nella sede storica della Lega Nord di via Bellerio non rimane più quindi nessun funzionario. I rubinetti del carroccio si vanno a chiudere quindi ulteriormente dopo la chiusura di televisioni, radio e giornali di partito che avevano lasciato a casa altri lavoratori.

Nonostante le rassicurazioni fornite ai tempi da Salvini in persona, nessun lavoratore è stato ricollocato tra quelli messi in mobilità in passato. La Lega quindi continua a licenziare mentre il suo leader continua ad essere tra i più assenti sia a Bruxelles che al Comune di Milano.

Salvini manda a casa gli ultimi lavoratori della Lega

La Lega Nord da ieri non ha più nessun dipendente. Dopo i 71 esuberi del 2014 ecco gli ultimi 24 lavoratori rimasti mandati a casa e messi in regime di mobilità. La firma dell’atto non è stata di Salvini, ma del tesoriere Giulio Centemero.

Il cambio del sistema di finanziamento ha comportato anche per la Lega una improvvisa e drastica riduzione delle risorse economiche e finanziarie. Fattori che hanno richiesto drastici interventi di ristrutturazione.

Questo è quanto si legge nella missiva, con il partito di Salvini che da tempo non naviga in buone acque economiche. Le spese del partito si aggirano sui 3 milioni l’anno, con gli introiti che sono passati dai 3,5 milioni del 2015 ai 2,2 del 2016.

Il cambiamento nel finanziamento ai partiti ha messo a dura prova le casse della Lega. Già negli ultimi anni avevano chiuso i battenti Tele Padania, il quotidiano La Padania ( che comunque nei 17 anni di vita ha portato a casa circa 61 milioni di finanziamenti pubblici) oltre la cessione di Radio Padania, l’emittente dove proprio Matteo Salvini ha mosso i suoi primi passi politici.

Irritati i sindacati per la decisione del carroccio, con Andrea Montagni della Filcams Cgil che accusa la Lega di essere, assieme a Forza Italia, l’unica forza politica a non interessarsi del destino dei propri lavoratori una volta mandati a casa.

Comune di Milano, Salvini il più assente

La Lega manda a casa i suoi ultimi lavoratori rimasti ma il suo leader Matteo Salvini si conferma essere poco incline nello svolgere appieno il suo di lavoro. Dopo i dati di Bruxelles anche quelli del Comune di Milano rendono poco onore al numero uno del carroccio.

Matteo Salvini è stato eletto consigliere comunale di Milano durante le elezioni amministrative del 2016, dopo che aveva ricoperto lo stesso ruolo dal 1993 al 2003. Finora però a Palazzo Marino il leader della Lega si è visto molto poco.

Sulle finora 31 sedute che si sono svolte Salvini è stato presente solo in 14 occasioni, riuscendo a fare peggio anche di Mariastella Gelmini e Stefano Parisi, che si sono presentati rispettivamente 16 e 18 volte.

Poche presenze quelle di Salvini e anche di breve durata, visto che nelle 199 votazioni che finora si sono tenute solo 30 volte si è espresso. Probabilmente quindi il leader del carroccio ha preso la via di casa subito dopo l’inizio dei lavori consiliari.

C’è da dire però che Salvini non percepisce alcun gettone di presenza al Comune di Milano, visto il divieto di cumulo con il suo lauto stipendio da europarlamentare, che gli vale 8.200 euro lordi al mese.

Anche a Bruxelles però Salvini ci va molto poco. Nei lavori della Commissione sul Commercio Internazionale della quale fa parte, ha preso parte solo nel 18% dei casi. Un vezzo questo comune anche a molti altri suoi colleghi.

A Roma, nella classifica dei parlamentari assenteisti del 2016, c’è anche chi praticamente non ha mai messo piede. Antonio Angelucci di Forza Italia e la sua collega di partito Michela Vittoria Brambilla si aggirano attorno al 1% di presenze.

Un malcostume questo prettamente nostrano, che va a cozzare poi con le scelte di mandare a casa i lavoratori quando si decide di tirare la cinghia per far quadrare i conti nelle casse di partito.