Autore: B.A

Omicidio

Roma: confessano i due americani che hanno ucciso il carabiniere, ecco le motivazioni

Nessuna donna e nessun magrebino come inizialmente era trapelato per l’omicidio del Vicebrigadiere a Roma

La notizia di cronaca nera che ieri ha scosso la Capitale con l’omicidio del Vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha i responsabili. La versione inizialmente emersa che sembrava fare propendere la responsabilità della morte del giovane militare verso due cittadini nordafricani di provenienza magrebina, man mano che passavano le ore si è sgonfiata. L’omicidio è stato commesso da due diciannovenni americani, che sono stati incastrati da delle telecamere e che stando alle ultime notizie, avrebbero confessato. I due giovani adesso rischiano pesanti condanne, con i capi di imputazione di omicidio in concorso e tenterà estorsione.

Carabiniere ucciso a Roma: la vera storia della tragica notte

I giovani, californiani di 19 anni cadauno hanno confessato l’omicidio del carabiniere di Somma Vesuviana avvenuto in un quartiere di Roma vicino al Vaticano. Nessuna donna scippata, nessun magrebino. Tutto parte da una borsa che i due americani avrebbero rubato ad uno spacciatore. Il pusher avrebbe venduto aspirina al posto della droga si due statunitensi che per vendetta avrebbero rubato lo zainetto allo spacciatore.

È stato il pusher a chiamare i carabinieri per cercare di recuperare la borsa. Il pusher ha chiamato il suo numero di cellulare che era stipato in borsa e si è messo d’accordo con i due americani per la restituzione. I giovani hanno ricattato il pusher chiedendo 100 euro ed un po’ di cocaina per restituire li zaino. Ecco perché il pusher ha fissato l’appuntamento con i due in via Pietro Cossa, sempre in Rione Prati. All’appuntamento sono andati due carabinieri in borghese. Una volta intervenuti i due militari avrebbero avuto una colluttazione con gli americani con i drammatici esiti ormai noti.

La confessione e le reciproche accuse tra i due turisti americani

I due diciannovenni californiani, turisti nella Capitale hanno confessato il delitto dopo un lungo interrogatorio in caserma dai carabinieri. Le prove a loro carico sono nette e schiaccianti. Nella loro stanza di albergo dove alloggiavano sono stati rinvenuti gli stessi indumenti che portavano l’altra sera come dimostrano le telecamere che li hanno più volte ripresi. Inoltre in un controsoffitto della camera di hotel, era stato celato il coltello di grosso calibro ancora sporco di sangue. Probabilmente l’arma del delitto.
Sull’occultamento del coltello i due americani continuano ad accusarsi reciprocamente. I due sembra fossero pronti a lasciare l’Italia visto che avevano i bagagli pronti in camera di albergo.

Il fermo, con i due che sono adesso nel carcere di Regina Coeli, è giustificato dal serio pericolo di fuga. «I due carabinieri non si sono identificati e pensavamo che fosse un’altra fregatura come quella dell’aspirina», così uno dei giovani ha detto ricostruendo l’accaduto. Versione però che contrasta con quella del suo amico. Sta di fatto che con 8 coltellate uno dei due ha ucciso il Vicebrigadiere e ferito il collega.