Autore: Pasquale De Marte

Coronavirus - Vaccino

Riaperture palestre e piscine, idea «passaporto vaccinale»

Riaprire a coloro i quali potranno documentare di essere vaccinati è una soluzione a cui gli operatori del settore hanno aperto, ma resta comunque il problema dei tempi.

La riapertura di palestre e piscine è, al momento, un’eventualità ancora lontana. Arriva, però, direttamente dai gestori di centri sportivi e fitness l’ipotesi dell’introduzione di un passaporto vaccinale che possa, in qualche modo, diventare una sorta di via libera per quanti avessero intenzione di tornare a fare sport nei luoghi attrezzati.

Oggi, indipendentemente dal colore della regione in cui ci si trova, l’unica attività sportiva consentita è quella individuale e all’aperto. C’è, inoltre, coscienza collettiva del fatto che i prossimi mesi non dovrebbero essere caratterizzati da particolare allentamenti sul fronte restrizioni, in attesa che la campagna vaccinale faccia il suo corso.

Al di là dei possibili ritardi c’è comunque l’auspicio che possa essere il più rapida possibile. E arriva direttamente dal mondo dello sport la proposta di mettere in campo una sorta di certificato, un po’ come quello l’idoneità all’attività sportiva non agonistica, che dia la possibilità ai vaccinati di frequentare i centri sportivi.

Palestre e piscine chiuse fino a quando? Almeno marzo, salvo zone bianche

A determinare, o meglio a rinnovare, la disposizione di chiusura per palestre e piscine è stato il Dpcm entrato in vigore lo scorso 16 gennaio. La sua validità, al momento, scade il prossimo 5 marzo. Prima della stesura ufficiale si era ipotizzato che, attraverso la possibile introduzione di nuovi protocolli, ancora più rigidi di quelli adottati dopo il lockdown primaverile, si potesse quantomeno nelle zone gialle immaginare un piccolo margine per la riapertura.

L’unico margine, salvo nuovi Dpcm, affinché palestre e piscine possano riaprire è che la zona in cui operano possa finire in zona bianca. Si tratta di uno status in cui un territorio rientra nel momento in cui la situazione epidemiologica fa segnare a massimo 50 casi per 100.000 abitanti alla settimana. Un traguardo che, al momento, per la stragrande maggioranza del Paese è ancora lontano.

Passaporto vaccinale per andare in palestra? Resta il problema tempi

Era stato il Messaggero a raccogliere il parere favorevole degli operatori del mondo dello sport ad una sorta di patente per frequentare palestre e centri sportivi.

Da qui la possibilità che la soluzione prospettata diventi un’ipotesi concreta per dare la possibilità ad attività in forte sofferenza di vedere una luce in fondo al tunnel. Al di là, però, di quelle che potrebbero essere eventuali discussioni di carattere ideologico, non bisogna sottovalutare il fattore relativo alla tempistiche.

I ritardi degli ultimi giorni sui vaccini e il fatto che serviranno diversi mesi per arrivare ad una copertura vaccinale significativa della popolazione, potrebbe rendere questa discussione prematura. Di certo c’è che gli operatori coinvolti si aspettano eventuali nuove soluzioni che possano comunque portarli ad aprire prima che una situazione difficile si trasformi in un punto di non ritorno.

Certificato vaccinale: Ricciardi lo ritiene utile

Sull’ipotesi che, in qualche modo, in futuro si possa immaginare una sorta di passaporto vaccinale c’è stato anche Walter Ricciardi. Il docente de La Sapienza e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, pur non riferendosi direttamente a palestre e piscine, ne ha parlato come di un possibile strumento in vista di una ripartenza più sostenuta del tessuto sociale ed economico.

A precisa domanda ricevuta in un’intervista rilasciata a Il Gazzettino se ritenga utile un certificato vaccinale ha risposto chiaramente: «Senza dubbio. Deve esserci una forma di attestazione che dia la possibilità a chi è vaccinato di dichiararlo. Potrebbe fare ripartire molte attività e diventare anche un incentivo a vaccinarsi».

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