Reddito di cittadinanza: ecco come vengono controllati i beneficiari

Reddito di cittadinanza: ecco come vengono controllati i beneficiari

Controlli a tappeto alla caccia di furbetti e di persone che utilizzano il Rdc in maniera non opportuna.

Si fa un gran discutere di tracciabilità dei pagamenti, un argomento che tira dentro anche la questione della privacy. Oggi non c’è strumento più tracciabile del Reddito di cittadinanza, questo è evidentissimo. Se tracciabili diventano le spese degli italiani, i loro risparmi, i loro redditi e il loro utilizzo, ancora di più lo è il reddito di cittadinanza.

Se si arriva a controllare i soldi guadagnati dagli italiani, figuriamoci i soldi erogati da una prestazione assistenziale come lo è il reddito di cittadinanza. Ma come avvengono i controlli, cosa guardano gli organi adibiti ad effettuarli ed a cosa devono stare attenti i beneficiari del sussidio sono un argomento da approfondire.

Le regole per ricevere il reddito di cittadinanza vanno rispettate, e lo Stato controlla

Come sanno bene i beneficiari del reddito di cittadinanza, il sussidio è erogato mensilmente sulla card gialla rilasciata da Poste Italiane. Ed è proprio attraverso la card, del tutto simile alle normali carte di credito, o ancora meglio, alle famose carte Postepay di Poste Italiane, che lo Stato controlla i beneficiari e traccia le operazioni del richiedente.

Il monitoraggio delle spese e dei pagamenti eseguite con la card è sempre attivo da parte dello Stato. Non tutti sanno che lo Stato può in un qualsiasi momento, intervenire nel caso si verifichino usi scorretti dei soldi erogati come sussidio e che dovrebbero servire per gli acquisti di beni di prima necessità, spese in farmacia e pagamento delle bollette domestiche.

Sui beni di prima necessità i dubbi sono molteplici, dal momento che la fattispecie di prodotti che possono essere considerati di primaria importanza per un beneficiario e per la sua famiglia, può essere assai varia.

Spese vietate che possono portare alla revoca del sussidio

L’intervento dello Stato nel caso in cui veda qualcosa di storto nelle spese che un beneficiario effettua ha come effetto la riduzione del sussidio, la sua sospensione o addirittura la revoca. In aiuto agli organi di controllo, anche le banche dati, perché il collegamento della card al codice fiscale del beneficiario e dei componenti della famiglia, tramite le Dsu e l’Isee, da una mano a chi deve controllare.

Ci sono infatti spese vietate. E soprattutto se qualcuno fa utilizzare la card ad altre persone, per recuperare soldi liquidi altrimenti non prelevabili, i rischi aumentano. In un supermercato ci sono una lunga serie di prodotti che sono vietati se comperati con la card del reddito di cittadinanza. Ma è vietato anche utilizzare la card per altri acquisti. Nello specifico possiamo sintetizzare l’uso vietato della card nelle seguenti operazioni di acquisto:

  • Navi e imbarcazioni da diporto (anche il loro noleggio);
  • Servizi portuali;
  • Armi;
  • Materiale pornografico, beni e servizi per adulti (i sexy shop);
  • Servizi finanziari e creditizi;
  • Servizi di trasferimento di denaro;
  • Assicurazioni;
  • Articoli di gioielleria;
  • Articoli di pellicceria;
  • Prodotti di gallerie d’arte;
  • E-commerce e acquisti on-line;
  • Direct-marketing;
  • Prodotti comperati dall’estero.

Non si possono comperare bevande alcoliche e non si può giocare d’azzardo. Se sulle bevande alcoliche, è evidente che specie nei negozi di beni primari, dove le operazioni di acquisto vengono confermate tramite scontrino o fattura con l’elenco dettagliato dei beni acquistati, lo Stato facilmente verifica i prodotti non ammessi acquistati, anche sul gioco d’azzardo i controllori hanno vita facile.

Anche il gambling è pericoloso per chi vuole continuare a percepire il reddito di cittadinanza

Esiste una banca dati del gioco, soprattutto quelli dove occorre registrarsi per giocare. Video lotterie e video slot con inserimento delle credenziali di accesso per esempio. Ma anche i normali centri di raccolta delle scommesse sportive per esempio, chiedono la registrazione del giocatore.

E registrarsi su una piattaforma, con il proprio codice fiscale, rende facile il collegamento delle attività di gioco con i dati del reddito di cittadinanza. Anche le vincite per esempio, sono un problema.

Perché andrebbero indicate sull’Isee, soprattutto se si tratta di vincite che vengono erogate tramite bonifico o per il tramite di un conto di gioco di un casinò on line piuttosto che di una sala scommesse che non prevede scommesse al banco ma solo un punto di raccolta.

Nella migliore delle ipotesi, una vincita può produrre la riduzione del sussidio spettante. Infatti può anche verificarsi la sospensione o revoca del sussidio per chi alla fine viene scovato a giocare assiduamente nonostante sia un beneficiario del reddito di cittadinanza.